U“laboratorio” di idee dove il tema della sostenibilità ambientale e quello dell’attenzione all’innovazione tecnologica si integrano in maniera proficua, in una cornice di virtuosa collaborazione tra pubblico e privato. È l’immagine usata da Innocente Nardi, Presidente del Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, per descrivere il territorio che si estende nella fascia collinare compresa tra Vittorio Veneto e Valdobbiadene. Un luogo dove la viticoltura, che qui ha origini antiche, è un elemento chiave dell’economia locale e si configura come un simbolo di comunanza identitaria per i 15 Comuni della storica area di produzione vinicola.

Insieme a Nardi abbiamo approfondito alcuni aspetti legati al Protocollo Viticolo realizzato dal Consorzio. Un documento, arrivato quest’anno alla sua ottava edizione, che valorizza la promozione di un sistema virtuoso a difesa integrata della vite, favorendo un approccio green da parte delle aziende vitivinicole. Sul fronte della tutela ambientale sono tante le iniziative documentate dal protocollo: si va dalla piantumazione di nuove alberi per preservare la biodiversità del territorio, alla scelta di fonti di energia rinnovabili, passando per il riciclo dei materiali di scarto della produzione e il miglioramento del packagingUn percorso attento alla tutela del patrimonio naturale del luogo confermato anche dall’edizione 2018 del documento. In particolare, oltre a ribadire la recente decisione dei 15 Comuni della zona di eliminare il glifosato a partire dal 1° gennaio 2019, il protocollo sottolinea anche l’importanza delle nuove tecnologie. Strumenti integrati e innovativi per promuovere un’agricoltura sostenibile ed efficiente.

Qual è la vostra visione in tema di sostenibilità ambientale?

Siamo convinti che in questo momento storico, per fare impresa, bisogna introiettare il tema della sostenibilità declinandolo a 360 gradi. La sostenibilità economica viene data per scontata, la sostenibilità sociale è considerata estremamente importante, mentre la sostenibilità ambientale sta assumendo un ruolo sempre più rilevante. I nostri vigneti sono parte del nostro territorio, quindi della nostra visione di futuro che deve garantire un’attenzione particolare alla sostenibilità ambientale. Inoltre il consumatore considera l’attenzione all’ambiente un requisito importante per garantire una percezione di qualità del prodotto stesso.

In questo contesto come si inserisce il Protocollo Viticolo?

Noi come Consorzio, attraverso il protocollo viticolo, un documento nato diversi anni fa, vogliamo trasmettere ai nostri associati della comunità del piccolo territorio di Conegliano Valdobbiadene, formata da oltre 3000 viticoltori, un messaggio culturale. L’idea è quella di favorire l’avvicinamento della comunità locale ai temi della sostenibilità ambientale. Con il protocollo viticolo noi lanciamo, anno dopo anno, dei messaggi chiari per favorire sempre di più lo sviluppo di una cultura green.

Che valore ha per voi l’innovazione tecnologica? Quali opportunità concrete offre al vostro territorio?

L’innovazione tecnologica è indubbiamente un fattore importante. Nello specifico, tenendo presente che nel nostro territorio le pendenze dei vigneti raggiungono percentuali elevatissime, credo sia fondamentale cogliere le opportunità legate all’adozione di nuove tecnologie. Si tratta di una sfida che le aziende locali hanno accettato, mettendola a servizio della tutela della biodiversità del territorio.

Può fare qualche esempio concreto?

Stiamo portando avanti un progetto grazie al quale abbiamo recuperato i vecchi cloni della vite Glera per la produzione di prosecco superiore. Un’iniziativa che dimostra la volontà di sfruttare le potenzialità delle nuove tecnologie in un’ottica ben ancorata alla tradizione del nostro patrimonio culturale e biologico.

Un altro esempio è la nostra collaborazione con il CREA di Conegliano per l’individuazione di ceppi di vite resistenti ai funghi, in particolare alla Peronospora e allo Oidio. Ciò permetterebbe ad esempio di non utilizzare i pesticidi.

Sul fronte della raccolta dei dati in tempo reale come vi state muovendo?

Utilizziamo dei modelli previsionali che sono stati implementati con l’ausilio dell’Università di Padova. Grazie a rilevatori connessi in rete, i viticoltori possono avere informazioni in tempo reale sulla piovosità, sull’umidità, sui diversi microclimi che caratterizzano il nostro territorio.

Come il vostro Protocollo è stato introiettato dalle amministrazioni locali per garantire la tutela del territorio?

Il nostro protocollo, che ha ormai una storia molto lunga, non ha valore coercitivo. Noi non abbiamo potere di imporre ai produttori degli obblighi, il valore è esclusivamente culturale. Tuttavia la nostra comunità territoriale ha il vantaggio di estendersi in un’area di piccole dimensioni, formata da 15 Comuni. Noi abbiamo ritenuto importante lavorare con un approccio sistemico. Mi spiego meglio: le Amministrazioni Comunali, ma anche gli altri soggetti del territorio sono realtà con cui abbiamo sempre dialogato.

In particolare, grande attenzione è stata riservata ai 15 Comuni del territorio che hanno costituito un tavolo permanente dedicato alle opportunità che derivano dalla coltivazione del prosecco.

Si è favorita l’adozione, da parte dei 15 Comuni, di provvedimenti coerenti e uniformi in tutto il territorio. Nello specifico la Polizia Rurale ha adottato il nostro protocollo viticolo per promuovere l’agricoltura di qualità, un’agricoltura che possa valorizzare al massimo l’unicità del territorio. Solo per fare un esempio, l’ultima decisione presa dai Comuni con il nostro supporto è quella relativa al divieto dell’utilizzo del glifosato a partire del 1 gennaio 2019.  Si tratta di un fatto concreto, un risultato frutto dell’interazione proficua tra pubblico e privato, una modalità operativa che io considero un’opportunità unica. 

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