rigenerazione urbanaPer costruire città che non intacchino il verde circostante, concentrare gli edifici attorno ai nodi nevralgici del centro abitato e riqualificarli nell’ottica di un’ecodensità che mantenga vivi i luoghi di riconoscimento cittadini serve, oltre al costante dialogo tra gli attori della lunga filiera dell’edilizia, agire in maniera coordinata.

Solo con un’azione sistematica è possibile, infatti, pensare di correggere il quadro esistente – per nulla consolatorio – che mostra l’inefficienza del processo edilizio: in Italia sono 2 milioni gli appartamenti inutilizzati in precario stato di conservazione e l’80% degli edifici a livello nazionale è certificato in classe G, la più energivora. Il suolo urbanizzato corrisponde all’8% del territorio nazionale e, per il 40%, richiede interventi di manutenzione straordinaria. Il rapido logorìo del territorio, inoltre, costituisce un’emergenza: circa 8m2 di terreno al secondo – tendenza insostenibile e da invertire – vengono consumati sottraendo giornalmente 70 ettari alla produzione agricola.

Momenti come il Forum Abitare Verde, svoltosi lo scorso 9 aprile a Roma presso la Casa dell’Architettura, sono utili per il confronto e l’elaborazione di idee e proposte da architetti, progettisti, costruttori ed enti di ricerca. E devono diventare, come affermato da Luca Lo Bianco, capo segreteria Assessorato all’Urbanistica del comune di Roma, “un’occasione per cercare di capire come la filiera dell’edilizia possa diventare il settore integrante di quell’economia che è il punto di partenza per rispondere alla crisi”. Una crisi che va sfruttata e intesa non nella sua accezione negativa, ma come “ periodo storico di assimilazione” in cui è possibile, anzi necessario, un “cambio di passo per l’amministrazione”. Un mutamento che, come sostenuto da Carlo Patrizio dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura, deve poggiare sull’ “integrazione tra il settore edilizio, quello agricolo e quello economico” e deve toccare il modo di progettare la città.

Ispirarsi al passato, quindi, e accrescere il dialogo con la comunità scientifica, perché, afferma Luciano Bucheri, presidente Domus Natura, “l’ideologia del verde, manifesto che i costruttori devono adottare per dimostrare la loro efficienza, è alimentata dal lavoro universitario, occasione di ricerca di nuovi modelli organizzativi”.

Ora gli architetti, responsabili dei processi di semplificazione, riconversione e riqualificazione del settore urbanistico-edilizio, hanno il compito di “diventare padroni di un iter complesso e di pensare anche alla sostenibilità dei materiali adoperati, alla quantità di energia prodotta da rinnovabili, al consumo di acqua e allo smaltimento dei materiali”. In accordo con quanto affermato da Patrizia Colletta, consigliere Ordine architetti di Roma e provincia, è ormai inevitabile il passaggio ad un’architettura 2.0 che riveda il regolamento edilizio e si ispiri al “mantra della semplificazione” per velocizzare la progettazione degli edifici (“che ‘invecchiano’ prima di essere realizzati”).

Attenzione che, coinvolgendo anche l’“aspetto energetico e la qualità degli edifici, tenendo conto di tematiche diverse sia su scala urbana che del singolo costruito”,  agevola l’“intersezione tra il ridotto impatto ambientale, la qualità sociale delle abitazioni e il vantaggio economico” spianando la strada verso la sostenibilità, Riccardo Hobbs, segretario Chapter Lazio di GBC Italia.

La palla passa ai comuni, parte integrante della filiera dell’edilizia, che, seppur “non interpellati nella stesura degli impianti regolatori”, hanno ora il compito di coordinarsi per evitare la perdita di quei “luoghi di riconoscimento cittadini”, pilastri della socialità, Andrea Ferrazzi, delegato all’Urbanistica ANCI.

Di seguito il video integrale dell’intervista a Carlo Patrizio dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura

e il commento di Andrea Filpa, WWF Italia, dipartimento di Studi urbani dell’Università Roma Tre, che ci spiega il ruolo della campagna “RiutilizziAMO l’Italia” avviata dal WWF nel 2012 in collaborazione con 11 atenei per contrastare il deterioramento del suolo.

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