Bioedilizia, se i materiali si ottengono dalle eccedenze ambientali

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Coniugare il rispetto per l’ambiente con elevate prestazioni tecniche e capacità di approcciare il mercato con prezzi competitivi. Sono queste secondo l’imprenditrice sarda Daniela Ducato le caratteristiche che hanno portato al successo i suoi prodotti, materiali per la bioedilizia e non solo, ottenuti da eccedenze alimentari e ambientali che le sono valsi numerosi riconoscimenti internazionali. Tutto inizia nel 2008 a Guspini, dove l’imprenditrice vive e lavora, con Edilana, azienda in cui vengono realizzati, a partire da pura lana vergine di pecora di Sardegna, prodotti termici, acustici, igrometrici e isolanti da impiegare in edilizia, architettura, acustica, design, arredo, verde e nautica. Un’iniziativa che negli anni cresce e si evolve ampliandosi in maniera sempre più strutturata e che, in una fase successiva, porta alla nascita di Edizero, realtà che raccoglie diverse filiere produttive tra cui Edimare, Edilatte, Editerra, Ediluce, Ortolana e Geolana. Tutti progetti in cui, come tiene a sottolineare la Ducato, l’ecosostenibilità non è un elemento accessorio, ma connaturato al prodotto stesso e determinante nel fornire prestazioni tecniche efficienti quantificabili e corroborate da dati concreti.  

Come si è avvicinata al mondo della bioedilizia? 

È stato un avvicinamento multidisciplinare. Quest’interesse parte dal fatto che nella mia vita mi sono sempre occupata di aspetti molto legati al sociale, quindi di grande vicinanza al territorio che è fatto di persone, di paesaggi fisici e territoriali. Questo è importante perché lo sguardo sul territorio prima ancora di essere uno sguardo sostenibile, come oggi si usa dire, è uno sguardo che invece può generare la partecipazione, la salute, elementi che poi, in modo naturale, ci portano ad escludere tutto ciò che, invece, fa male alle persone e quindi anche alla terra. È insomma una dimensione molto serena, quasi di buon senso. Adottare quest’approccio era molto più facile per chi è venuto prima, vuol dire semplicemente usare il buon senso. Certamente nel vocabolario di mia nonna la parola spreco o buttare non esisteva, tutto veniva visto in maniera naturale come una risorsa. È un recupero di qualcosa che è già dentro il nostro DNA, nulla di così fantasioso o strano. Vorrei, inoltre, sottolineare che, per produrre in questo modo, non c’è bisogno di genialità, ma di un team efficiente, un’ottima squadra variegata fatta di competenze, alta tecnologia, ingegneria industriale e rigore scientifico, perché altrimenti non è semplice tradurre materie eccedenti e restituirle a produzioni di eccellenza. 

Quali processi sono necessari per poter utilizzare questi materiali? 

Sono processi che partono dal primo trattamento, quindi dalla materia prima, e prevedono una serie di passaggi specifici. C’è una parte industriale, spesso si tratta di ingegnerizzazioni industriali che noi studiamo appositamente e che quindi hanno un nostro know how, un nostro brevetto e sono anche una nostra proprietà intellettuale. In particolare i processi sono diversi e si plasmano sulle specifiche caratteristiche fisiche della materia prima su cui devono operare. L’aspetto importante è che sono processi che abbiamo creato su misura e, quindi, in molti casi sono unici al mondo. Il nostro obiettivo non è solo quello di produrre materiali sostenibili, perchè ne esistono già molti sul mercato, ma di produrre materiali che abbiano delle caratteristiche tecniche che siano uniche, il cui valore non venga raccontato dalle parole, ma dai numeri, perché in questo settore le parole contano poco. La differenza è anche l’importanza che noi diamo a sistemi di ingegneria terrestre, acquatica, marina. L’ingegneria prevede misurazioni matematiche e quindi quello che ci ha permesso di emergere in questo settore sono i dati tecnici e matematici. Ad esempio EDIMARE (isolante 100% naturale prodotto combinando pura lana di pecora sarda con la posidonia marina spiaggiata) è un materiale che ha la più alta inerzia termica al mondo, 2529. Rispetto alle fibre di legno, che si attestano intorno a un valore di  2100, siamo al 25% in più. Questo, dal punto di vista pratico, vuol dire che, ad esempio, per dare inerzia termica a un tetto devo usare il 25% in meno di materiale rispetto a una fibra di legno, vuol dire consumare meno materiali. Ci sono poi risvolti anche in termini di sostenibilità economica legati alla possibilità di abbassare i prezzi e quindi diventare economicamente sostenibili sul mercato. Passando ad EDILANA, invece, (qui non parliamo di lana di mare, ma di lana di pecora) possiamo citare un lambda di 0,032, parametro che indica la capacità di isolamento termico, con una densità 100kg/m3. Sono numeri molto importanti quando si progettano gli edifici, quindi non stiamo solo parlando di un materiale bello, ecologico perché fatto con gli scarti, ma anche di un materiale caratterizzato da elevate prestazioni tecniche. Per riuscire ad arrivare al mondo bisogna avere i numeri, non basta il marketing. Noi possiamo vantare dati tecnici e il mondo della progettazione guarda i dati tecnici. Bisogna saper unire la sostenibilità economica a una sostenibilità di tecnologia, di rigore scientifico, il nostro lavoro è questo. 

Sono prodotti accessibili anche da un punto di vista economico ?

I prezzi stanno sul mercato e sono competitivi. Il nostro non è un mercato di nicchia e non deve esserlo assolutamente. I consumatori hanno mostrato grande interesse. Va menzionato un altro aspetto: noi nelle etichette del prodotto inseriamo il fatto che le materie prime di provenienza sono tracciabili. 

Qual è il ruolo della ricerca e dell’innovazione all’interno di questo progetto?

Abbiamo dei nostri laboratori di ricerca e studiamo sul campo quello che facciamo. Abbiamo, inoltre, delle relazioni esterne come con l’università di Cagliari con cui abbiamo collaborato per la realizzazione di un nuovo prodotto che lanceremo il 22 marzo. In generale amiamo i contesti di ricerca non troppo dispersivi, siamo molto focalizzati su alcuni elementi e cerchiamo di portare avanti i nostri progetti in un contesto di sostenibilità economica non essendo un ente pubblico o sovvenzionato dal pubblico. 

Può darci qualche dettaglio in più sul progetto che presenterete il 22 marzo? 

È un progetto che salvaguarda soprattutto il mare, ma anche i suoli umidi. È stato realizzato insieme all’Università di Cagliari. Si tratta di un materiale da impiegare in geotecnica per la salvaguardia del mare e dei suoli umidi. È ottenuto da materie prime eccedenti non coltivate, materie prime rinnovabili eccedenti come nel nostro stile. È un materiale non destinato all’edilizia, come nel caso di altri nostri prodotti, tra cui Geolana, che può essere impiegato, tra le sue varie applicazioni, anche nelle bonifiche ambientali.

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