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Quale futuro per le rinnovabili? Associazioni e operatori a confronto

Molti quesiti insoluti e poche certezze all’orizzonte. È in sintesi la situazione che il mercato energetico italiano si trova a vivere in questi giorni. Il delicato momento economico e sociale, i prezzi dell’energia, la gestione della rete e i nuovi decreti elettrici stanno contribuendo a creare una situazione assai critica. Il tutto a discapito di operatori e investitori che da tempo aspettano linee guida certe.

Una sola cosa è sicura: il mercato elettrico è destinato a subire un cambiamento nei prossimi anni e le aziende e gli operatori di settore dovranno inevitabilmente adeguarsi. E mentre ieri in piazza Montecitorio alcune associazioni, lavoratori e imprese delle fonti “pulite” hanno manifestato contro le ultime modifiche ai provvedimenti appena varati dal Governo (il V° Conto Energia per il fotovoltaico e il decreto sulle rinnovabili elettriche non fotovoltaiche con un nuovo regime di incentivazione fissando l’obiettivo del 35% di produzione elettrica “verde” al 2020) nella stanza delle Statue a Palazzo Rospigliosi, altre associazioni e operatori di settore si sono confrontate sull’argomento durante il convegno “Rinnovabili 2.0, Nuovi Play, nuovi Player”, in attesa di un tavolo tecnico col Governo.

Non sono certo le nuove sfide a intimorire gli operatori del settore green, piuttosto i vincoli dettati dai mille lacci burocratici che stando alle ultime novità, non garantiscono pari opportunità per tutti, ma rischiano di favorire imprese straniere e di incentivare gli operatori italiani a investire all’estero. Un universo variegato quello delle rinnovabili, fatto di tante realtà associative e imprenditoriali. Realtà diverse negli intenti ma unite da un unico obiettivo: un quadro normativo certo e stabile che non oscilli in base ai passaggi di governo che in questi anni si sono susseguiti.

Quale futuro per le rinnovabili e quali scenari per gli operatori del settore? Nel breve termine c’è chi sostiene, come Pietro Pacchione, consigliere dell’Aper, che il 2012 sarà per il fotovoltaico un anno “di transizione e di tensioni normative. Per il comparto industriale sarà l’anno delle grandi fusioni/acquisizioni tra operatori, che altrimenti non potrebbero sopravvivere a un mercato sempre più competitivo, internazionale e capital intensive. Gli operatori più solidi cercheranno di aggredire i contesti internazionali emergenti, che grazie ad alti irraggiamenti e una bassa elettrificazione sono diventati mercati congeniali per gli impianti fotovoltaici di grandi dimensioni, come ad esempio Sud Africa, Perù, Cile e India”.

“Un comparto produttivo a rischio quello italiano”, come sostiene Alessandro Cremonesi, presidente del Comitato IFI che aggrega parte delle industrie fotovoltaiche italiane. “Dei circa 6 GW installati nel 2011, solamente 400 MW provengono da industrie made in Italy. Un dato impressionante se pensiamo che le aziende extra-europee hanno beneficiato degli incentivi messi a disposizione dal Governo italiano. Parliamo di un comparto, quello della produzione di celle e moduli fotovoltaici, che genera comunque occupazione per oltre 2.000 addetti. Tutti messi a rischio se non si provvederà a inserire nel Decreto V° Conto Energia misure sostenibili per gli operatori e le imprese che hanno operato negli ultimi anni, generando circa 1 miliardo di investimenti in risorse capitali e occupazionali”.

Le proposte di modifica di IFI al V° Conto Energia sono tre: a) sviluppare la filiera produttiva nazionale ed europea dell’energia solare, oggi minacciata da una competizione extraeuropea che non opera secondo le regole della libera concorrenza; b) semplificare lo strumento del registro per tutti gli impianti fotovoltaici, proponendo di limitarne l’iscrizione agli impianti fotovoltaici di potenza superiore ai 200 KWp e di evitare l’applicazione della norma per gli impianti fotovoltaici realizzati da Enti Pubblici e PA nonché per quelli realizzati su edifici industriali o commerciali la cui produzione di energia da fonte fotovoltaica venga totalmente auto consumata dalla propria attività; c) promuovere gli investimenti in innovazione tecnologica per scongiurare gli effetti speculativi.

Non nasconde preoccupazione per il momento critico che le rinnovabili stanno attraversando Maurizio Brancaleoni, rappresentante AVR (Associazione Italiana dei Costruttori di Valvole e Rubinetteria) e ANIMA.  Ascolta l’intervista.

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