Il carobarile e lo sviluppo di nuove tecnologie porteranno ad una crescita mai registrata negli ultimi 30 anni che potrebbe minare lo strapotere dell’Opec. Leonardo Maugeri presenta il suo nuovo studio

Il petrolio è una risorsa ben lungi dall’essere in esaurimento. La capacità produttiva di greggio nei prossimi anni è destinata ad aumentare vertiginosamente per l’effetto congiunto degli elevati prezzi del barile e l’implementazione di nuove tecnologie. La previsione è contenuta nello studio “Global Oil Production is Surging: Implications for Prices, Geopolitics, and the Environment”, l’ultimo lavoro di Leonardo Maugeri (ex senior executive vicepresidente Eni e docente di Geopolitica dell’Energia alla Harvard Kennedy School) da cui si evince che entro il 2020 la produzione mondiale di petrolio passerà dagli attuali 93 milioni di b/g a circa 110 milioni di b/g, un salto del 20% mai registrato dal 1980. Stati Uniti, Canada, Venezuela e Brasile saranno le aree del mondo maggiormente interessate da questo incremento che toccherà anche l’Iraq, dove una maggiore stabilità politica dovrebbe favorire le attività estrattive nella regione del Golfo Persico.
A favorire la produzione saranno le nuove tecniche, soprattutto quelle non convenzionali come la fratturazione idraulica che già ora consente di sfruttare nuove aree e l’estrazione di “non conventional oil” come gli scisti, le sabbie bituminose e gli oli ultrapesanti. L’aumento del volume di greggio presente sul mercato, dovuto sia alla nuova capacità nell’emisfero occidentale che al rafforzamento delle attività nelle aree tradizionali, potrebbe mettere in discussione la capacità dell’Opec di controllare la produzione e i prezzi.
Secondo l’analisi di Maugeri, se questo fenomeno si verificasse in maniera troppo rapida, le compagnie petrolifere potrebbero reagire tagliando sugli investimenti e riducendo le forniture; al contrario, se il prezzo del barile dovesse rimanere a quota 70$, gli investimenti si manterrebbero su livelli sufficienti a garantire la crescita produttiva, che potrebbe condurre ad uno stabile fenomeno di sovrapproduzione di petrolio dopo il 2015.