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Oil recovery, la Oregon State University recupera una vecchia tecnologia

La Oregon State University sta portando avanti un filone di ricerca dedicato alla “microbial enhanced oil recovery” (MEOR), una tecnologia per l’estrazione da giacimenti già in produzione sviluppata diverse decine di anni fa e raramente utilizzata. Sebbene si tratti di una tecnica abbandonata dagli operatori a causa dei costi troppo elevati, dei risultati poco rilevanti e della poca conoscenza all’epoca (parliamo degli anni '80) di quanto succedesse nel sottosuolo.

I risultati degli studi dell’equipe statunitense recentemente pubblicati sul Journal of Petroleum Science and Engineering mostrano che l’evoluzione di questa tecnologia consente di aumentare la produzione nei pozzi già operativi e, inoltre, portebbe trovare applicazioni per ripulire le perdite di petrolio.

La tecnica MEOR consiste nell’iniezione di microbi all’interno del pozzo che vengono “nutriti” con zuccheri come la melassa per favorirne la proliferazione: questo processo ostruisce i pori delle rocce e ha un effetto tensioattivo sul petrolio che allenta la “presa” sulla superficie a cui aderisce, fuoriuscendo con più facilità.

L’evoluzione su cui stanno lavorando i ricercatori americani, consiste nel combinare diversi tipi di microrganismi che aumentino l’effetto di entrambi questi fenomeni massimizzando il risultato del processo.