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La sfida di Roma: diventare “intelligente”

Un'estensione di quasi 1.300 km2 popolata da oltre 2,7 milioni di abitanti. Sono i numeri di Roma Capitale: la terza città europea per superficie e la quinta per numero di abitanti. E' possibile trasformare un agglomerato urbano di queste dimensioni in una smart city?

Secondo Jeremy Rifkin sì. Nel 2010, infatti, l'economista americano ha lanciato un'ambiziosa sfida all'amministrazione comunale della capitale con il “Master Plan per la Terza Rivoluzione Industriale per trasformare Roma nella prima città del mondo dell'epoca della biosfera e del post-petrolio”. Un progetto per tagliare del 46% le emissioni entro il 2030 puntando tutto sull’efficienza e sulle rinnovabili, per un investimento complessivo di circa 10 miliardi di euro in 20 anni che, in cambio, porterebbe un guadagno per la città di ben 16 miliardi.
Il progetto ruota su tre cardini fondamentali: il territorio agricolo della città (il più vasto d’Europa); la visione per zone concentriche e intercollegate (centro storico, anello commerciale - industriale e Agro Romano); i processi di insegnamento da ripensare nel senso di un apprendimento collaborativo e distribuito.

Abbiamo chiesto a Claudio Baffioni, Responsabile Servizio Strategie per l’Energia dell'U.O. Progetti Europei e Pianificazione Ambientale (Dipartimento Tutela Ambiente e del Verde), di parlarci di questo progetto e di come l'amminsitrazione si sta muovendo per realizzarlo.
“Nel maggio del 2010 Roma ha aderito al Patto dei Sindaci. In questo contesto l'invito rivolto a Rifkin è stato un segno tangibile di voler dare un respiro di alto profilo alle politche energetiche di Roma Capitale. Con una delibera del 31 marzo 2011 -spiega Baffioni- il Consiglio Comunale ha affidato la stesura del Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile della città all'Osservatorio ambientale sui Cambiamenti Climatici. Il documento finale è in via di ulitmazione e sarà presentato per l'approvazione da parte del Consiglio tra ottobre e novembre di quest'anno”.

Il Piano ruota attorno ad alcune parole chiave che determinano i principali capitoli del progetto: dall'uso efficiente dell'energia alle rinnovabili, dagli edifici come impianti di produzione dell'energia all'implementazione delle nuove tecnologie dell'idrogeno, dalle smart grid all'illuminazione.
“Per ogni capitolo, il documento di Rifkin presenta una serie di progetti da calare nella realtà urbana. Alcuni di questi non sono concettualmente innovativi, come il building retrofit o l'illuminazione stradale”. In quest'ultimo ambito circa cinque anni fa, ovvero ben prima della proposta di Rifkin, nella città di Roma era stata avviata una sperimentazione a LED: “Ovviamente le tecnologie di allora erano molto differenti da quelle disponibili oggi che sono più avanzate: all'epoca la sperimentazione ebbe successo ma trovò alcune difficoltà nella selezione dei prodotti”.
Proprio l'illuminazione consente di fare un'ulteriore riflessione sui meccanismi che regolano un centro urbano tanto vasto.
“Un'attività di innovazione come quella realizzata nell'illuminazione stradale richiede una pianificazione che non può essere messa in piedi in 6 mesi, ma richiede tempi molto più lunghi. Non ci si deve stupire perciò se il piano di aggiornamento delle luci stradali impiega lampade a basso consumo piuttosto che a LED che sono più innovative. Ciò nonostante, ricordo che tutte le lanterne semaforiche utilizzano, invece, quest'ultima tecnologia”.

Vincere l'inerzia di un sistema-città come quello della capitale è certamente un'azione non semplice, in parte a causa della burocrazia in parte a causa dei grandi numeri. Ma è esattamente questa la forza di queste iniziative. Un esempio è dato da un progetto di sostenibilità nato nell'ambito della “riqualificazione” delle mense scolastiche.
“L'utilizzo di prodotti a chilometri zero, la sostituzione di stoviglie di plastica con quelle in ceramica e altri accorgimenti di questo tipo hanno dato risultati notevoli in termini di risparmi: circa 1.800 tonnellate di plastica, 5.800 m3 di acqua e 9.000 tonnellate di CO2. Segno che quando l'implacabile macchina si mette in moto ottiene effetti di una potenza incredibile”.