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Grid parity l’Italia è pronta

"Il 2012 non sarà il primo anno difficile per il fotovoltaico se guardiamo con un attenzione critica ai dati del GSE”. Intervista a Angelo Prete, managing director di Solar Green Technology

Considerando i valori pubblicati annualmente dal GSE sulla crescita del mercato dobbiamo fare un distinguo tra impianti realizzati, quindi connessi alla rete, e come tali registrati, e impianti ordinati nell’anno. Il dato si può evincere ragionando sul numero di installazioni fotovoltaiche che rientrano nella Legge 129/10, la cosiddetta “Salva Alcoa”. Il decreto prevedeva che gli impianti istallati con le agevolazioni previste ultimassero i lavori al 2010. Alcune istallazioni non sono riuscite a terminare la procedura di connessione entro l’anno, ma sono comunque rientrati nella proroga del Salva Alcoa, il che ha comportato la connessione e di seguito la registrazione dell’impianto nel 2011.
Fatta questa considerazione la quantità di MW istallata nel 2010 è equivalente a quella istallata nel 2011. Dobbiamo quindi ridimensionare l’allarme “crisi fotovoltaico” razionalizzando il calo registrato nel 2012 come una difficoltà fisiologica del mercato, in gran parte dovuta all’instabilità normativa, e concentrarci di più sulle cause e le possibili risoluzioni.

Dottor Prete, se consideriamo l’evoluzione del mercato fotovoltaico non possiamo eludere dall’importanza strategica che ricopre lo strumento finanziario; pensiamo per esempio alla copertura dei costi di start-up. Ad oggi le stesse aziende di istallazione e fornitura di pannelli offrono servizi di finanziamento o assicurativi relativi al rendimento dei moduli. Il mercato quindi, più che di prodotto, si sta trasformando in finanziario. Cosa ne pensa di questa evoluzione, vista anche nell’ottica di Solar Green Technology?

Di fatto il fotovoltaico è un prodotto legato alla produzione di energia, ma la realtà che lei ha individuato descrivendo i servizi di supporto che ne caratterizzano la vendita, va a delineare la peculiarità finanziaria di questo mercato.
Ciò è dovuto a diversi fattori: innanzi tutto non vi è una coscienza verde in Italia come può essere in paesi quali la Scandinavia, la Danimarca o la Germania; per cui il prodotto fotovoltaico è stato introdotto forzosamente con il conto energia ed ha da subito fatto leva sul risparmio energetico, inteso come guadagno in un’ottica speculativo/finanziaria. Questo ha comportato una distorsione del mercato, nel momento in cui propongo il prodotto non faccio leva sulle caratteristiche legate all’energia verde, ma sulle possibilità legate al ritorno di investimento dello stesso.

A tal proposito il raggiungimento della Grid Parity permetterebbe di essere davvero competitivi come produttori di energia, svincolandosi dall’incertezza normativa. Secondo lei siamo lontani dal raggiungere questo obiettivo?

L’Italia, almeno da un punto di vista numerico ha raggiunto questo obiettivo se consideriamo Grid Parity come “un sistema che produce energia fotovoltaica ad un costo comparabile alla tradizionale”. In Italia la vendita di energia, soprattutto per il privato e la piccola industria, è tra i più cari in Europa, per non dire il più caro; mentre i valori di irraggiamento sono estremamente favorevoli all’energia solare. Oggi un impianto fotovoltaico con queste caratteristiche climatiche può garantire una produzione paragonabile per costo al prezzo medio della propria utility, tutto ciò almeno in linea teorica.
Ci sono alcuni vincoli culturali che ad oggi rappresentano un freno per il raggiungimento della Grid Parity italiana.

Il primo è la difficoltà del mondo bancario a considerare l’impianto fotovoltaico uno strumento di produzione di energia alternativo alla usuale utility. Per questo a tutt’oggi viene richiesto ai fini del finanziamento come contro garanzia la cessione della tariffa.

Altro vincolo è imposto dalla stessa velocità di crescita del mercato. Il cliente residenziale  deve affrontare dei costi che non hanno un rapporto corretto rispetto il valore dei componenti, questo perché la catena distributiva è ancora troppo lunga e poco “efficiente”. Un problema riscontrabile anche con le aziende cinesi.

Ultimo, ma collegato al primo punto, la mancanza di una coscienza ambientalista. Non riusciamo a proporre la produzione di energia solare, mettendo a garanzia una resa energetica agli stessi costi dell’utility con il solo vantaggio di pagare una rata di ammortamento invece della bolletta. Non è uno stimolo sufficiente neanche la certezza di disporre di un impianto di produzione che, una volta passati i diciotto/venti anni di ammortizzamento, continuerà a produrre energia sostanzialmente senza ulteriori costi aggiuntivi e senza inquinare. L’utente medio si aspetta di avere un ritorno immediato dagli incentivi statali questo al momento è l’unico motore di gran parte degli investimenti italiani ad oggi.

La Grid Parity sembra così condizionata dalla cultura dell’utente e degli enti finanziatori. Mi sembra che lei fa affidamento anche sulla ragionevolezza di un investimento imprenditoriale che vede in diciotto/venti anni il completo ammortizzamento dell’impianto e di conseguenza un inizio di ricavo effettivo, ma la stessa durata delle performance dei pannelli è una nota dolente per il settore, voi che riscontri avete?

La durata dei moduli è un’ altra problematica culturale. Considerando test reali, basti pensare agli impianti istallati dell’Enel 20 anni fa con tecnologie meno evolute degli attuali moduli, abbiamo ad oggi ancora una produzione significativa che supera l’efficienza attesa. Di fatto le attuali valutazioni rispetto la durata dei moduli sono estremamente cautelative riguardo le reali possibilità produttive di queste strutture a 20 anni.

In base alla sua esperienza imprenditoriale in altri paesi europei, queste difficoltà culturali sono superabili o quanto meno hanno trovato una via di soluzione, mi riferisco anche ai dati del rapporto Bloomberg New Energy Finance (vedi QE, 17 maggio 2012) che dichiara il raggiungimento della Grid Parity in Europa?

Come Solar Green Technology stiamo chiudendo un’operazione in Gran Bretagna in un’ottica di accordi bilaterali per la vendita di energia verso la rete. Di certo ci confrontiamo con una mentalità più aperta alla Grid Parity e disposta ad investire su impianti di generazione energetica, piuttosto che su incentivi statali. Inoltre ricordiamoci che nella competizione economica tra fonti energetiche, il vantaggio del fotovoltaico è nella certezza del prezzo finito per venti anni. 
Possiamo dire che la produzione da energia solare vive ostacoli culturali sia finanziari sia economici, ma anche delle stesse utility, perché possiamo vedere come, dove c’è parcellizzazione del mercato, si valutano soluzioni diverse per l’intero sistema energetico paese.