Crede che senza la crisi economica l’industria FV avrebbe potuto gestire meglio questa situazione?
“Direi di sì. Innanzitutto se l’economia non stesse affrontando le sfide attuali i governi non avrebbero avuto la pressione di tagliare i costi e risparmiare denaro. Ma per creare un’industria sostenibile e assicurare uno sviluppo solido in qualsiasi circostanza il nostro business model deve basarsi sulla grid parity o su un prezzo dell’energia più basso di quello attuale. Il punto è che la nostra è un’industria ancora giovane che deve essere sostenuta da un lavoro di squadra tra aziende e governi. Ad esempio, l’industria delle rinnovabili in Germania produce tanti posti di lavoro quanti quella automobilistica. Oltre al contributo sociale in termini di impiego, le FER svolgono un ruolo importante anche per lo sviluppo sostenibile del settore energetico: sappiamo che la domanda e i prezzi dell’energia sono destinati ad aumentare e ci sarà sempre più bisogno delle rinnovabili per assicurare le forniture. Per questo i decisori devono prestare estrema attenzione alle scelte che vengono fatte. Siamo consapevoli - conclude Ahumada - delle difficoltà che la finanza pubblica sta affrontando e che l’attuale modello di incentivazione del settore non è sostenibile nel lungo termine, ma a tutt’oggi non siamo ancora indipendenti e se non veniamo assistiti in questo momento le nostre possibilità di sopravvivenza sono decisamente scarse, specialmente in Europa. Credo che dovrebbe essere interesse dell’Europa e del mondo occidentale avere delle aziende fotovoltaiche forti, soprattutto per gli anni a venire”.
Europa a parte, ci sono mercati che risentono meno della contrazione?
“Certamente. Stati Uniti e Canada continuano a registrare una crescita delle installazioni, come pure alcuni Paesi dell’America Latina, dell’Asia (India, Malesia e Giappone) e dell’Australia. Anche il Nordafrica inizia a mostrare un solido interesse per il fotovoltaico. Mentre i mercati europei vacillano, queste zone del mondo mostrano un forte potenziale di crescita ma devono farlo ora altrimenti non sarà possibile costruire un business abbastanza forte da sostenere la produzione industriale. In Europa, d’altro canto, il mercato si sta modificando: dai grandi impianti si sta passando alle soluzioni integrate in edilizia. Si tratta di cambiamenti che dobbiamo saper cogliere”.