L’ultimo round dei colloqui internazionali sui cambiamenti climatici, svoltosi a Bonn, si e’ concluso in discordia e disappunto. Molti partecipanti temono che i progressi compiuti l’anno passato vengano disfatti
Agli incontri, i paesi avrebbero dovuto definire un piano di lavoro sui negoziati che dovrebbero portare a un nuovo trattato globale sul clima, da redigere entro la fine del 2015 e far entrare in vigore nel 2020.
Ma i partecipanti erano pessimisti, delusi e frustrati dal fatto che la decisione di lavorare su un nuovo trattato, raggiunto dopo faticosi colloqui lo scorso dicembre a Durban, è stata messa in discussione.
Cina e India, due economie in rapida crescita con una quota crescente nelle emissioni di gas di scarico, hanno cercato di ritardare i colloqui su un possibile trattato.
Invece di un piano di lavoro per i prossimi tre anni per raggiungere l’obiettivo di un nuovo patto, i governi hanno solamente elaborato un ordine del giorno parziale.
“E’ incredibilmente frustrante aver raggiunto così poco” ha detto uno dei rappresentanti dei paesi piu’ sviluppati “Abbiamo fatto un passo indietro, non avanti.”
Connie Hedegaard, commissario per il clima dell’Unione europea, ha dichiarato: “Il mondo non può permettersi che alcuni Paesi vogliano fare marcia indietro da ciò che è stato concordato a Durban solamente cinque mesi fa.”
“Durban era – ed è – un pacchetto di delicato equilibrio in cui tutti gli elementi devono andare di pari passo. Non è una scelta tra tante. E’ molto preoccupante che i tentativi di fare marcia indietro sono stati così evidenti durante i colloqui di Bonn nel corso delle ultime due settimane.”
C’erano stati anche alcuni progressi sulla questione fondamentale dei finanziamenti da parte dei paesi ricchi in aiuto a quelli in via di sviluppo.
Nella riunione a Bonn, negoziatori e funzionari di tutto il mondo hanno anche contrattato sulla costituzione di un “Fondo verde per il clima” che servira’ ad incanalare denaro dai paesi sviluppati ai paesi più poveri, per aiutarli a ridurre le emissioni di gas serra e far fronte agli effetti dei continui cambiamenti climatici.
“La crisi climatica non è causata dalla mancanza di opzioni e soluzioni, ma dalla mancanza di azione politica” ha dichiarato alla fine un portavoce di Greenpeace.
Alexandre Botev, giornalista