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District metering per l'acquedotto di Palermo

La città di Palermo ha conosciuto tra il 1998 e il 2002 un importante investimento per il restyling della rete idrica. 54 milioni di euro la somma complessiva impiegata per sostituire la rete della zona centrale, risalente della città al secolo scorso fatta di tubazioni in ghisa e con un tasso elevato di perdite.

"Una rete antisismica, con caratteristiche di resistenza idraulica e meccanica e che garantisce condizioni di igienicità particolari. Le tubazioni sono realizzate in polietilene di terza generazione ad alta densità”, spiega l’Ing. Antonio Criminisi, responsabile Unità Gestione Tecnica Utenti dell’Amap Spa ‐ Palermo. Il progetto ha coinvolto il Comune di Palermo attraverso l’Amap, ex municipalizzata ora Spa, e l’Unione europea che ha stanziato un finanziamento a fondo perduto contribuendo per l’80% dell’intervento. Il progetto generale prevedeva 17 distretti indipendenti (sottoreti). Tra il '98 e il 2002 sono state realizzate le sei principali sottoreti per un totale di 450 km di tubazioni e la copertura del 60% delle utenze.

L’intervento ha permesso un servizio continuo 24 ore su 24, una migliore qualità dell’acqua erogata alle utenze e una forte riduzione della spesa rispetto le voci di manutenzione ordinaria e di gestione della rete. Se prima del restyling si eseguivano quotidianamente almeno una decina di riparazioni alle condutture al giorno; con la nuova rete questo tipo di interventi si è assestato su livelli fisiologici.

Prima che la città di Palermo si dotasse di un nuovo impianto idrico “il livello di perdite ammontava – continua Criminisi – al 40-45% circa, anche se era difficile effettuare una stima precisa perché la distribuzione idrica in alcune zone era turnata e l’acqua veniva erogata, soprattutto nel centro storico, per poche ore al giorno”. Con la nuova infrastruttura si è passati dalla distribuzione turnata a quella continua. Le aspettative di riduzione erano più alte di quelle realmente riscontrate. “Prevedevamo una riduzione drastica attorno al 10%. In realtà quest’abbattimento non si è verificato. È nelle sottoreti centrali dove si registra il tasso più elevato di perdite (20-25%), in periferia invece si sono raggiunti dei buoni abbattimenti (5-10%)”.

Il problema principale va attribuito all’età dei contatori. “Un misuratore idrico è uno strumento che in passato ha ricevuto scarsa attenzione. Da un punto di vista tecnologico i vecchi misuratori sono poco precisi. Un contatore tipico per un’utenza singola, prevede una soglia abbastanza elevata al di sotto della quale lo strumento non misura nulla. Esiste alla base un problema tecnologico”.

La direttiva 2004/22/CE, nota come MID "Measuring Instruments Directive", è stata recepita nel nostro Paese con il decreto legislativo n. 22/2007. Il provvedimento prevede una serie di disposizioni sugli strumenti di misura utilizzati per scopi commerciali e con usi metrico-legali (contatori idrici, del gas, dell’energia elettrica..). La direttiva stabilisce l’adeguamento da parte delle aziende costruttrici a mettere sul mercato gli Smart Meter.

L’Amap, per contrastare il fenomeno delle utenze morose che gravava in modo pesante sulle casse dell’azienda, ha avviato dal 2010 un progetto straordinario per il recupero dei crediti e per la segnalazione delle prese abusive. Coinvolte nel progetto, dietro un accordo sindacale, le squadre operative della distribuzione idrica. “Abbiamo circa 110mila utenti di cui 22mila morosi all’inizio del progetto a cui è stata sospesa l’erogazione”. Altro progetto pilota dell’azienda è la tele lettura di 200 utenze che permetterebbe di controllare circa il 14% del fatturato.

I contatori di grosso diametro presentano problemi di blocco determinando una misurazione non corretta dei volumi e possibili contenziosi con gli utenti. Considerata la mancanza di uno standard, sono al vaglio 5 differenti soluzioni proposte dal mercato con differenti alternative per contatori, sensori, trasmettitori, sistemi di acquisizione, software di elaborazione.