SodaStream lancia un’azione intensiva per ripulire le coste dell’Honduras dall’inquinamento da plastica

Il CEO Daniel Birnbaum alla guida di un gruppo composto da 300 dirigenti di SodaStream da tutto il mondo, scuole locali e organizzazioni ambientali per la pulizia del mar dei Caraibi e delle spiagge di Roatán

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Airport City, ISRAELE (11 ottobre 2018) — SodaStream International LTD. (NASDAQ: SODA) ha annunciato il lancio della “Holy Turtle”, una gigantesca task force per ripulire il mare aperto dall’inquinamento da plastica.

L’innovativa “ammiraglia” è stata in una prima fase condotta nel Mar dei Caraibi, al largo delle coste di Roatán, in Honduras per un clean-up oceanico guidato in prima persona dal CEO Daniel Birnbaum.

Si tratta ad oggi della prima operazione di clean-up dalla plastica in mare aperto mai portata avanti finora da un’azienda commerciale.

 

La delegazione di SodaStream ha compreso 150 dirigenti dell’azienda da 45 diversi Paesi, esperti ambientali di fama internazionale, rappresentanti dell’organizzazione Plastic Soup Foundation, centinaia di ragazzi provenienti da 7 diverse scuole della zona e funzionari del governo locale.

La “Holy Turtle” è un’unità galleggiante lunga 1.000 piedi (circa 305 metri) creata per essere lentamente trainata da due imbarcazioni attraverso chilometri e chilometri di mare aperto. Una soluzione unica nel suo genere, progettata per individuare e raccogliere i rifiuti galleggianti evitando al contempo di recare danni alla fauna selvatica.

Il design del dispositivo è stato ispirato dai sistemi di contenimento degli sversamenti di petrolio, ed è stato sviluppato in Florida, USA, da ABBCO, i leader mondiali nella progettazione di soluzioni di questo tipo.

L’iniziativa portata avanti da SodaStream a Roatán è stata originariamente ispirata da un video realizzato da Caroline Powers nell’ottobre del 2017 e trasmesso dalla BBC, che attraverso riprese subacquee documentava una gigantesca distesa di plastica galleggiante al largo della costa caraibica di Roatán.

Profondamente turbato da questo documentario, il CEO di SodaStream Daniel Birnbaum, che è anche uno skipper e ufficiale marittimo di lunga esperienza, ha pensato insieme ai propri collaboratori ad una soluzione per ripulire questa massa di rifiuti galleggiante. “Non possiamo eliminare tutto l’inquinamento da plastica nel nostro pianeta, ma ciascuno può fare la propria parte – ha dichiarato Daniel Birnbaum -. Il nostro impegno più importante deve essere quello di non servirsi mai più di plastica usa e getta”.

I rifiuti in plastica raccolti dalla “Holy Turtle” saranno utilizzati per creare un’installazione artistica per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema ed educare i consumatori in tutto il mondo a non ricorrere più alla plastica monouso in tutte le sue forme, compresi bicchieri di plastica, cannucce, sacchetti e bottiglie.

La missione firmata SodaStream, della durata di quattro giorni, ha previsto anche la partecipazione di ragazzi provenienti da 7 scuole locali che non solo hanno dato il loro contributo al clean-up insieme ai dirigenti dell’azienda , ma hanno preso parte a lezioni condotte da esperti in tematiche ambientali con lo scopo di diventare “ambasciatori” di questo impegno all’interno delle loro comunità. Le lezioni sono state tenute, tra gli altri, da Maria Westerbos, founder di Plastic Soup Foundation; Chris Jordan, noto fotografo e autore della piece “Albatross”, un potente e drammatico racconto in immagini della tragedia ambientale nell’isola di Midway nell’Oceano Pacifico; Laura Leiva, ricercatrice esperta di inquinamento ambientale dell’Istituto “Alfred-Wegener Ifor Polar and Marine Research” in Germania; Elena Gonzalez, co-founder della Bay Island Coastal Clean-up e Mishelle Mejia, consulente sui temi della sostenibilità e Corporate Social Responsibility.

“Più di 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono ogni anno nell’oceano – prosegue Birnbaum -. Si tratta di una plastica che non scompare: si trasforma in particelle minuscole, viaggia attarverso gli oceani, mette a rischio gli ecosistemi marini e finisce nella nostra catena alimentare. Dobbiamo tutti insieme unire le forze per ridurre il consumo di plastica usa e getta e impegnarci a cambiare le nostre abitudini all’insegna del riuso. Tutto è nelle nostre mani”.

 

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