Emergenze ambientali: il ruolo delle tecnologie per ridurre i rischi

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4 febbraio 2016 – Prevenire, prevedere e monitorare le situazioni di rischio, oltre a fornire un supporto nella gestione delle emergenze: sono i benefici derivanti dall’utilizzo delle nuove tecnologie messe a disposizione dall’ICT applicata alle Geoscienze. Dei suoi recenti sviluppi tecnologici e applicativi e delle implicazioni psico-sociali e normative sul cittadino si è parlato oggi al Politecnico di Milano, durante la Giornata di Studio organizzata da AICT – Society AEIT per la Tecnologia dell’Informazione e delle Comunicazioni , dal Gruppo GIT – Geosciences and Information Technology – e dal CNR-IDPA e dalla Fondazione Politecnico di Milano, dal titolo “La collaborazione fra ICT e Geoscienze nella Gestione dei Rischi Naturali e delle Emergenze e il Coinvolgimento dei Cittadini”.

“Con iniziative come questa, AICT si propone quale catalizzatore di attori e ambiti non tecnologici, e tecnologici ma diversi dall’ICT, allo scopo di affrontare tematiche complesse con una visione non settoriale.
La crescente pervasività delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni nella vita privata e sociale offre sempre nuove casistiche che vanno affrontate non solo dal punto di vista della tecnologia, ma anche del diritto, della sociologia, della psicologia, per citare solo alcuni degli ambiti coinvolti. Questo approccio trova positivo riscontro oggi nell’attivo coinvolgimento degli Ordini Professionali degli Ingegneri di Milano e dei Geologi della Lombardia. Oltre ad offrire un aggiornamento sui continui sviluppi tecnologici, ci siamo proposti di condividere e dibattere questi aspetti, mettendo al centro dell’attenzione proprio il cittadino. E con lui gli operatori pubblici e privati preposti ai servizi, le Istituzioni, il complesso delle norme e la formazione” ha dichiarato Roberto Castelli, Consigliere AICT.

Eugenio Gatti, Direttore generale della Fondazione Politecnico di Milano, ha aggiunto: “Dire che siamo nell’era dell’informazione è indiscutibile, ma non scontato. La pervasività degli strumenti informatici e l’uso dilagante dei social network dettano i tempi e i modi del vivere quotidiano, ma in che termini? Al centro del dibattito quest’oggi non sono le nuove frontiere tecnologiche, piuttosto gli orizzonti culturali nei quali si inseriscono le potenzialità offerte dai mezzi di comunicazione. Situazioni di pericolo amplificano questo concetto: i “social network” possono, nel giro di pochissimi secondi, definire un quadro informativo dettagliato, quanto generare situazioni di panico dilagante. La consapevolezza e l’attendibilità dell’informazione fanno del cittadino un attore di primissimo piano. Per questa ragione, nell’ambito dell’accordo con AICT,  Fondazione Politecnico di Milano ha accettato di buon grado l’idea di  estendere il dibattito partendo dalla ricerca svolta all’interno dell’ateneo alla sociologia, coinvolgendo teorici dell’informazione, oltre che le autorità e gli operatori del settore”.

Andrea Penza, Presidente di AICT, nei saluti iniziali ha ricordato l’accordo di collaborazione siglato lo scorso giugno con la Fondazione Politecnico di Milano. L’intesa punta a sviluppare iniziative congiunte finalizzate a promuovere la conoscenza, la ricerca e l’innovazione del settore ICT in ambito nazionale, regionale ed europeo, attraverso l’organizzazione di eventi culturali, iniziative di formazione e gruppi di lavoro; ciò al fine di creare un contesto favorevole di scambio e di formazione tra l’Associazione, le imprese rappresentate, l’Università e gli enti di ricerca e trasferimento tecnologico legati alla Fondazione e al Politecnico, e di predisporre documenti in forma di “position paper” su tematiche di particolare rilievo nazionale, da indirizzare  alle Istituzioni e agli Organismi Rappresentativi.

Simone Sterlacchini, ricercatore CNR-IDPA e membro del Consiglio Scientifico del GIT, ha detto: “I temi trattati nell’ambito della Giornata di Studio rientrano pienamente tra i compiti istituzionali dell’Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali del CNR e ciò ha favorito la partecipazione dell’istituto alle fasi organizzative del convegno odierno e dell’edizione precedente, che si è tenuta nel settembre 2014. La valutazione dei rischi, la messa a punto di sistemi a supporto delle decisioni (nelle fasi di preparazione e di gestione delle emergenze) nonché la progettazione e l’utilizzo di infrastrutture per la comunicazione/condivisione delle informazioni tra autorità e cittadinanza (al fine di incrementare il livello di consapevolezza del cittadino circa i rischi legati a eventuali criticità territoriali), sono alcune tra le principali tematiche di ricerca affrontate dai gruppi di ricerca afferenti all’istituto”.

Massimo Ceriani, D.G. Sicurezza, Protezione Civile e Immigrazione della Regione Lombardia, nel suo intervento dal titolo “Un nuovo strumento per comunicare il rischio: l’attestato del territorio” ha spiegato come sia in corso di sviluppo, da parte di Regione Lombardia, una nuova modalità per rendere facilmente fruibili a tecnici, amministratori e cittadini dati territoriali, ambientali, gli indici di rischio sviluppati nel PRIM (Programma Regionale Integrato di Mitigazione dei rischi), fornendo uno strumento che darà risposte alle domande: “Conosci il tuo territorio?  Quali rischi interessano la tua casa?”. Il servizio, pubblicato in internet e denominato Attestato del Territorio, consentirà di interrogare, su un punto qualunque definito dall’utente, una serie di informazioni che inquadrano il territorio nei suoi aspetti legati all’atmosfera (vento, precipitazioni, fulmini), al suolo (quota, numero del mappale catastale, uso del suolo , max altezza neve, frane, classe di fattibilità geologica, aree allagabili), al sottosuolo (accelerazione sismica, geologia, radon). Il servizio consentirà inoltre di visualizzare gli indici di rischio elaborati nell’ambito del PRIM (Programma Regionale Integrato di Mitigazione dei rischi) al fine  di identificare e quantificare le tipologie di rischio naturale (idrogeologico, sismico, incendi boschivi) e/o antropico (industriale, incidenti stradali) presenti su una qualunque delle oltre 60 milioni di celle 20X20m che costituiscono il territorio lombardo. Questo tipo di strumento farà crescere la consapevolezza dei rischi nei cittadini e favorirà la diffusione di una cultura della prevenzione e della resilienza a tutti i livelli. Una prima versione sarà disponibile già all’inizio del 2016 e, nel corso dello stresso anno, si potrà consolidare tutta la filiera di aggiornamento ed elaborazione dei dati.  

L’intervento dell’Avv. Michela Maggi, esperta di diritto digitale e di protezione dei dati personali e titolare dello studio Maggilegal di Milano, si è concentrato su due temi distinti ma fondamentali relativi alle Geoscienze. Il primo tema è legato al fatto che i dati per l’analisi dei fenomeni naturali vengono acquisiti sempre più frequentemente attraverso i social network. Quindi l’output del prodotto o del servizio si realizza anche grazie a questi dati che non sempre forniscono un risultato attendibile. Da qui la consapevolezza che ciò potrebbe generare una responsabilità a vario titolo dei soggetti che pubblicano i risultati. Il secondo tema collegato alle geoscienze è quello del cloud computing (fortemente utilizzato in questo ambito) e delle garanzie che il gestore di piattaforma cloud deve assicurare o che l’utilizzatore deve attendersi in base alla recente evoluzione della normativa vigente e, in particolare, del nuovo testo di Regolamento comunitario approvato a fine dicembre 2015. Oltre ai rischi di mancato adempimento.

La tavola rotonda conclusiva, dal titolo “Prospettive dell’applicazione degli strumenti tecnologici: quali ostacoli normativi, organizzativi e psico-sociali vanno rimossi”, moderata da Patrizia Calzolari, de Il Giornale della Protezione Civile.it, ha affrontato diversi aspetti: l’aggiornamento e sviluppo  dell’analisi semantica dei social media (su tematiche emergenziali) con esempi concreti (Chiara Francalanci, Politecnico di Milano); il ruolo di Eucentre come “ponte” fra PA, ricerca, ed impresa, a supporto della protezione civile  (Fabio Germagnoli, EUCentre e Fondazione Cluster TSC Lombardia); attività e strumenti messi in campo dalla Regione Lombardia per la  prevenzione e la conoscenza da parte dei cittadini dei rischi naturali (Cinzia Secchi, Regione Lombardia); le comunicazioni in emergenza e l’affidabilità della rete, il ruolo dei tecnici e degli operatori (Maria Rita Spada, Wind); la presentazione del progetto Floodis e come i grandi player possono agevolare lo sviluppo delle nuove tecnologie a supporto delle PA e del cittadino (Erika Pinna, Microsoft).

 

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