Efficienza energetica: prime prove di bancabilità e finanziamento in project financing

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24 febbraio 2015 – Il sistema bancario sembra finalmente cogliere le opportunità offerte dal mercato dell’efficienza   energetica:   lo   dimostra   la   recente   operazione   che   ha   visto protagonista un primario operatore della grande distribuzione ed un istituto di credito  di  assoluta  rilevanza,  grazie  alla  quale  è  stata  coniugata  l’efficienza energetica nella grande distribuzione ed il project financing realizzando, così, un primo concreto intervento che gli operatori del settore attendevano da tempo.

Mariarita Rosa, Direttore Marketing e Comunicazione di iCASCO, gestore del portale efficiencycloud, ha commentato: “Il mondo dell’efficienza energetica sta affrontando  un  profondo  processo  di  trasformazione,  favorendo  la  nascita  di nuovi modelli di business e creando un’opportunità concreta per il rilancio del Paese. L’efficienza energetica rappresenta il mainstream delle politiche ambientali alla base delle società low-carbon e incarna una concreta possibilità di sviluppo che porta con sé profonde trasformazioni culturali per gli attori che operano nel settore e da cui derivano, tra le altre, nuove forme contrattuali e nuove criticità nella valutazione dei rischi.”

L’ampiezza del raggio di azione del concetto di efficienza energetica, inteso anche come servizio, comporta necessariamente un know how specifico, di per sé difficilmente duplicabile in quanto ideato e realizzato sia con riferimento alle caratteristiche del processo produttivo in atto, sia con riferimento agli aspetti giuridico-formali che disciplinano le relazioni tra le parti che finanziano e che ricevono l’intervento.

L’Avv. Mattia Petrillo dello studio Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners, membro della community efficiencycloud, ha commentato: “L’efficienza energetica è per sua natura a “geometria variabile: lo è da un punto di vista “tecnico”,  potendo  riguardare,  ad  esempio,  le  utenze  elettriche,  gli  impianti afferenti al processo produttivo, l’installazione di sistemi di recupero termico, gli impianti  di  climatizzazione  e  riscaldamento  di  un  edificio,  l’installazione  di impianti per la produzione di energia rinnovabile. E lo è dal punto di vista “finanziario”: ogni intervento di efficienza energetica necessita di un esborso iniziale per la propria realizzazione. Il ritorno sull’investimento iniziale è costituito dai flussi di cassa derivanti dai risparmi conseguiti per l’acquisto delle fonti di approvvigionamento energetico e dagli incentivi previsti dalla normativa applicabile, ad esempio i titoli di efficienza energetica”.

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Le necessità finanziarie degli operatori, in genere nella veste di società di servizi energetici come le ESCO, fino ad oggi sono state prevalentemente affrontate mediante ricorso ad autofinanziamento. La prassi contrattuale ha, quindi, visto la diffusione ed il consolidamento del modello del cosiddetto   “Energy Performance Contract” o “EPC”, accordo tra la ESCO ideatrice del progetto di efficientamento e la realtà industriale o pubblica beneficiaria del risparmio energetico.

In concreto: la ESCO fornisce il know how, anticipa, il più delle volte in autofinanziamento, il capitale necessario per l’intervento e beneficia di una quota parte   del   controvalore   del   risparmio   energetico   procurato   al   cliente   ed eventualmente dal valore dei Titoli di Efficienza Energetica generati; il beneficiario, invece, assicura la continuità dell’attività produttiva cui è funzionale il risparmio energetico a fronte della diminuzione dei costi di acquisto dell’energia, di cui si avvantaggia sin dalla realizzazione del progetto di efficienza.

“Evidentemente, il limite intrinseco di tale tipologia contrattuale risiede nella ridotta capacità finanziaria delle ESCO e delle aziende ad oggi coinvolte, che non hanno la liquidità per attuare i progetti di maggiori dimensioni. Inoltre, essendo le ESCO uniche responsabili nei confronti delle autorità competenti e titolari dei certificati bianchi, le stesse sono potenzialmente esposte al rischio di fluttuazione del valore di mercato dei medesimi titoli” – continua l’Avv. Petrillo. “Proprio il project financing ben può prestarsi ed innestarsi nel contesto contrattuale e normativo sopra delineato, laddove il principio finanziario fondamentale (sulla falsa riga della struttura tipica dell’EPC) è proprio un’anticipazione finanziaria, a ridotto o nullo apporto di equity, la cui restituzione è garantita dal flusso di cassa del progetto finanziato.”

Nell’ambito dell’efficienza energetica, in aggiunta al tipico security package previsto da consolidata prassi internazionale nelle operazioni di project financing (quali garanzie reali sulle quote della società veicolo, cessione dei crediti ivi derivanti o connessi a garanzia etc.) i flussi di cassa a garanzia del rimborso del debito ben potranno essere: i) facilmente individuabili e calcolabili ex ante, essendo rappresentati da evitati costi di produzione ed incentivi statali alla base del business plan di ogni intervento di efficienza energetica; ii) a basso rischio di solvibilità, essendo coperti dalla finanza “diffusa” di tutti i consumatori dell’energia elettrica e del gas naturale nel territorio nazionale (essendo i relativi fondi raccolti con il pagamento della componente A3 delle bollette); iii) passibili di coperture, assicurative, finanziarie e di trading e gestione di portafoglio   per l’hedging   del valore dei certificati bianchi; iv) contrattualmente garantiti, oltre che dagli impegni di natura finanziaria, da appositi diritti di subentro e gestione diretta del progetto (e relative revenue) in caso di inadempimento del soggetto finanziato.

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