Bio-on al fianco di Legambiente per far conoscere le drammatiche conseguenze dell’inquinamento provocato dalla plastica nei mari.

Presentati i primi risultati del progetto “Fishing for litter”, sostenuto da Bio-on, che coinvolge i volontari di Legambiente e i pescatori di Porto Garibaldi per mappare i rifiuti, anche quelli plastici, raccolti nell’Alto Adriatico. • Il 95% dei rifiuti pescati in mare nel primo mese del progetto è costituito da plastica. Di questo la maggior parte proviene dalle reti per l’allevamento delle cozze nella zona del Delta del Po. • Bio-on annuncerà nei prossimi mesi il proprio sostegno ad altri importanti progetti per misurare l’inquinamento creato dalla plastica nel mare.

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BOLOGNA, 06 AGOSTO 2018 – Bio-on S.p.A., quotata all’AIM su Borsa Italiana e attiva nel settore della bioplastica di alta qualità, naturale e biodegradabile al 100%, annuncia oggi assieme a Legambiente Emilia Romagna i primi risultati del progetto “Fishing for Litter – In rete contro un mare di plastica”, una iniziativa che vede coinvolti 12 volontari di Legambiente Delta del Po e 45 imbarcazioni della cooperativa della Piccola Grande Pesca di Porto Garibaldi (Ferrara).
Fino al 20 dicembre misureranno e analizzeranno i rifiuti pescati accidentalmente in mare.
Nel primo mese di attività (27 giugno – 27 luglio) sono stati raccolti 7198 rifiuti per un peso totale di una tonnellata. La plastica costituisce oltre il 95% dei rifiuti raccolti e in 8 casi su 10 si tratta di rifiuti che provengono da attività produttive, in particolare da pesca e acquacoltura.
«Il problema dei rifiuti marini costituisce un’emergenza ambientale di scala mondiale e, per risolverla, è urgente mettere in atto azioni concrete puntando su prevenzione e sensibilizzazione. Grazie al supporto di Bio-On – dice Giulio Kerschbaumer, direttore di Legambiente Emilia-Romagna – abbiamo potuto attivare a Porto Garibaldi una sperimentazione per studiare i rifiuti raccolti accidentalmente in mare dai pescherecci locali. Il dato allarmante sono i 1.000 kg di rifiuti riportati a terra in un solo mese di sperimentazione, dei quali il 95% è composto da plastiche, e quasi l’80% da calze per mitilicoltura. Il problema di questa specifica tipologia di rifiuto è evidenziato anche dagli studi effettuati nell’ambito del progetto DeFish Gear, condotto sul marine litter presente nel Mare Adriatico: le reti per mitilicoltura sono al settimo posto della top 20 degli oggetti rinvenuti sulle spiagge, e sono il terzo rifiuto più abbondante registrato nei monitoraggi effettuati sul fondale marino».
Ogni anno finiscono nei mari di tutto il mondo circa 8 milioni di tonnellate di plastica*; pezzi giganti come intere barche; frammenti di pochi centimetri che vengono mangiati dagli uccelli e dai pesci; particelle microscopiche che entrano nella catena alimentare, compresa quella dell’uomo. È un problema enorme, non solo per l’ambiente marino, le cui conseguenze non sono state ancora comprese fino in fondo e su cui è necessaria maggiore consapevolezza.
«Ancora una volta riceviamo dati di monitoraggio che ci confermano il precario stato di salute dei nostri mari – dice Marco Astorri, Presidente e CEO di Bio-on – il messaggio è forte e chiaro: si rende necessario ed urgente un rapido e drastico cambio di paradigma nelle nostre abitudini: dai consumi alla gestione dei rifiuti, fino ai processi produttivi. Dobbiamo pensare a modelli alternativi e sostenibili che assicurino un futuro a questo pianeta. Ringrazio Legambiente e Goletta Verde per il lavoro di fondamentale importanza che stanno svolgendo. La sensibilizzazione di tutti gli attori della filiera rimane il primo passo per poter veramente fare un passo in avanti ed iniziare ad uscire da un modello basato su risorse petrolifere che crea instabilità e non da futuro alle prossime generazioni».
Bio-on crede che sia fondamentale sostenere studi sull’inquinamento provocato dalla plastica tradizionale, in particolare nei mari e negli oceani. Già nell’autunno 2017 ha invitato a Milano Nikolai Maximenko e Jan Hafner, ricercatori presso
lo International Pacific Research Center dell’Università delle Hawaii, per illustrare come immense quantità di plastica si spostano negli oceani. Grazie a questi studi il Marine Debris Research Team dell’International Pacific Research Center è arrivato alla conclusione che molte specie che hanno colonizzato i detriti plastici dispersi in mare sono in grado di sopravvivere per anni, un tempo sufficiente per raggiungere terre lontane e invadere gli ecosistemi dei litorali marini. I residui di plastica che galleggiano nei mari si trasformino dunque in pericolosi vettori per il trasporto di specie animali aliene da una parte all’altra del globo.
Bio-on continuerà a supportare studi e progetti che contribuiscano ad aumentare il grado di consapevolezza sulle gravi conseguenze dell’inquinamento provocato dalla plastica tradizionale. Nuove iniziative verranno annunciate da Bio-on nei
prossimi mesi.
Tutte le bioplastiche PHAs (poli-idrossi-alcanoati) sviluppate da Bio-on, sono ottenute da fonti vegetali rinnovabili senza alcuna competizione con le filiere alimentari, garantiscono le medesime proprietà termo-meccaniche delle plastiche tradizionali col vantaggio di essere completamente eco sostenibili e al 100% biodegradabili in modo naturale in acqua e
terra.

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