Da più di due anni, Rse su mandato dell’Autorità sta svolgendo un monitoraggio sui consumi
Il recente documento per la consultazione 216/2012/R/eel dell’AEEG, che propone la possibilità di applicare ai clienti domestici in regime di maggior tutela una tariffa trioraria (con prezzi diversi per i consumi in fascia F1, F2 e F3) o, in alternativa, una nuova tariffa bioraria che aggreghi le ore della fascia F2 a quelle della fascia F1 (invece che alla fascia F3, come attualmente), riporta in primo piano la suggestione che il singolo cliente possa ridurre il costo della fornitura elettrica spostando i propri consumi dalle ore ad alto prezzo alle ore a basso prezzo.
Ma qual è l’ammontare di tale risparmio? Da più di due anni RSE, su mandato dell’AEEG, sta svolgendo un monitoraggio dei consumi di un campione statistico di circa 28.000 clienti domestici in regime di maggior tutela; lo scopo del monitoraggio è l’analisi delle variazioni del profilo di consumo dei clienti indotto dall’introduzione della tariffa bioraria obbligatoria a partire dal 1° luglio 2010, valutando in particolare lo spostamento dei consumi da ore “di picco” (fascia F1) a ore “fuori picco” (fascia F23).
Il monitoraggio ha evidenziato che lo spostamento dei consumi da fascia F1 a fascia F23 tra il primo semestre 2010 e il primo semestre 2011 è stato mediamente pari a poco meno dell’1%: in valore assoluto, la percentuale dei consumi in fascia F23 dell’intero campione è passata dal 66,95% al 67,80%. Il risparmio per il cliente medio è stato circa di 1 c€ al mese: i clienti più virtuosi hanno risparmiato fino a 40 c€/mese, per contro il 41% dei clienti del campione ha speso di più con la tariffa bioraria rispetto a quanto avrebbe speso se fosse stato fatturato con la tariffa monoraria.
In sintesi, la tariffa bioraria applicata fino a fine 2011 ha comportato un modestissimo spostamento nella curva dei consumi domestici: le cause di tale inerzia sono da ricercarsi principalmente nella limitata differenza di prezzo del corrispettivo PED1 tra ore di fascia F1 e F23 (che, per di più, nel periodo analizzato è stata mantenuta, in via transitoria, entro il 10%) e allocazione nella rilevante quantità di consumo in fascia F23 già prima dell’introduzione della nuova tariffa.
Sulla base di queste rilevazioni ci si chiede come cambierebbero gli esborsi per i clienti domestici con il passaggio al sistema di prezzo a tre fasce proposto dall’AEEG nel suddetto documento per la consultazione, facendo riferimento ai valori del corrispettivo PED riportatinello stesso documento per la consultazione e riassunti in tabella 1.

La disponibilità dei consumi storici dei clienti del campione consente di effettuare alcune valutazioni quantitative relativamente alla nuova situazione. Prendendo a riferimento i consumi del campione nel periodo giugno 2010 – giugno 2011 e applicando a tali consumi rispettivamente i valori del corrispettivo PED in regime monorario e triorario di cui in tabella 1, risulta che la differenza complessiva di esborso con i due regimi di prezzo è estremamente limitata (circa lo 0,1%). Peraltro questo è un risultato atteso, in quanto la tariffa trioraria si limita a definire una diversa ripartizione del costo complessivo di approvvigionamento sostenuto dall’AU che non dipende dalla modalità di fatturazione applicata ai clienti; in altri termini, il tipo di tariffa adottata deve in ogni caso garantire la completa copertura dei costi di approvvigionamento dell’AU.
Più interessante è verificare come cambierebbero gli esborsi per specifici raggruppamenti di utenti del campione. In Figura 1 si riporta la variazione dell’esborso dei clienti del campione a seguito dell’applicazione della tariffa trioraria proposta. Il grafico mostra che circa il 48% dei clienti subirebbe un incremento di costo dall’applicazione della trioraria rispetto alla tariffa monoraria, mentre il 52% beneficerebbe di una riduzione. Più nello specifico, si vede che per il 9% dei clienti l’incremento sarebbe tra i 4 e i 10 € annui; per contro il 7% dei clienti avrebbe una riduzione della stessa entità.
Il restante 84% dei clienti sarebbe soggetto a variazioni di costo (incrementi e diminuzioni) nell’intervallo tra – 4 € e + 4€. Realisticamente quindi, con gli attuali livelli di prezzo della tariffa trioraria, il risparmio medio per i clienti più virtuosi, pronti a spostare significativamente il loro profilo di consumo dalle ore di alto prezzo a quelle di basso prezzo – a parità di consumo totale annuo – sarebbe dell’ordine di qualche euro l’anno (3 - 6 €) rispetto all’applicazione della tariffa monoraria. Solo pochi clienti avrebbero la possibilità di conseguire, in linea di principio, risparmi dell’ordine di 15 € annui: sono il 9% dei clienti meno virtuosi, qualora essi modifichino il loro comportamento in modo così radicale da rientrare tra il 7% dei clienti più virtuosi. Una situazione tanto estrema da rendere un risparmio di tale entità solo teorico.
Ma allora l’introduzione della tariffa trioraria è inutile? Certamente no. La finalità vera a cui risponde una tariffa multioraria è di avere un prezzo dell’energia nelle varie ore che rifletta più fedelmente il costo di approvvigionamento. Riprendendo un’affermazione del presidente dall’AEEG Guido Bortoni “la tariffa a fasce orarie è un’operazione di equità, per far pagare il giusto ad ogni consumatore”.

La tariffa a fasce orarie potrebbe diventare un’occasione di risparmio per i clienti virtuosi qualora i prezzi dell’energia nelle singole fasce fossero molto più differenziati di quanto sono oggi e se, contestualmente, i clienti fossero in grado di spostare i loro consumi nelle ore a minor costo, stimolati dal differenziale di prezzo. Oggi però lo scenario è un altro: anche a causa della diffusione del fotovoltaico il differenziale di prezzo tra le fasce si sta assottigliando (il prezzo medio del PUN in fascia F2 è addirittura più alto del prezzo in fascia F1) e il risparmio in bolletta ottenibile dai clienti domestici più virtuosi si riduce a pochi euro l’anno.
1 il corrispettivo a copertura dei costi di acquisto e dispacciamento dell'energia elettrica per i clienti in regime di maggior tutela
Massimo Gallanti, Direttore Dipartimento Sviluppo dei Sistemi Elettrici – RSE S.p.A.