E' importante il “coraggio delle proprie idee” per intraprendere una sfida imprenditoriale in momenti di difficoltà come questi, peraltro in un comparto come quello chimico che presenta criticità diffuse da molti anni. La Mossi & Ghisolfi ha raccolto questa sfida e, tra molte difficoltà ma con grande determinazione, sta contribuendo a rilanciare l’Italia come polo di eccellenza nell’innovazione della ricerca chimica mondiale. Esemplare è la loro vicenda relativa ai fondi di “Industria 2015”, deliberati e mai liquidati dallo Stato Italiano, parzialmente risolta grazie all'intervento del fondo di private equity americano Texas Pacific Group TPG.
L’America, da sempre interessata ad accogliere i nostri i cervelli in fuga, questa volta ha supportato una azienda che di fuga dall’Italia ancora non vuol saperne, infatti, nonostante un centro di ricerca a Cleveland, la Mossi & Ghisolfi possiede un importante polo in Italia e collabora con diversi enti di ricerca nazionali. Inoltre, voci di corridoio confermate dallo stesso Ghisolfi, parlano dell'apertura di un nuovo polo nel sud Italia; decisamente un'iniziativa assai coraggiosa in un'area del paese in cui è difficile investire.
Tutto è iniziato nel 2006 con l’avvio del progetto di ricerca “Proesa”, in cui l’azienda ha investito 120.000 Euro. Lo sviluppo di questa tecnologia ha coinvolto il centro di ricerche di Rivalta, il CNR, il MIT ed altre strutture universitarie perdurando, con esito positivo, fino al 2011. Oltre alla conseguente apertura di uno stabilimento in Italia, l'azienda ha optato per cedere a terzi l'uso del brevetto, in regime di licenza. Anche questa scelta sta portando i suoi frutti. Ne abbiamo con l’Ingegnere Guido Ghisolfi CEO Mossi & Ghisolfi Group.
Ingegner Ghisolfi siamo prossimi alla partenza dello stabilimento di produzione di Crescentino, nonostante i ritardi dovuti alla vicenda dei fondi “Impresa 2015” e grazie agli ingenti investimenti privati.
Siamo soddisfatti dei tempi di realizzazione dell’impianto, avevamo previsto di essere operativi da fine giugno, mentre attualmente ci aspettiamo di installare la meccanica della caldaia per agosto ed in settembre l’impianto di produzione, come data di inizio produzione ci soddisfa comunque.
Si parla di un investimento di circa 120 milioni di euro, avete scommesso molto su questo brevetto...
Si crea sempre un equivoco, noi abbiamo investito 120 milioni di euro in ricerca, questi fondi li abbiamo spesi dal 2006 al 2011 presso il centro di Rivalta, presso il CNR, presso università terze, presso MIT tutti centri che ci hanno permesso di mettere a punto la tecnologia.
L’impianto invece è imputabile ad un altro conto economico e consiste in un investimento di più di 100 milioni di euro, considerando i costi dell’impianto e i 50 milioni della caldaia per la combustione della lignina. Parliamo quindi di una utility all’impianto stesso. Tale caldaia ci permette di produrre lignina che è un sottoprodotto del processo. Sono quindi due investimenti separati e due conti economici che provvederanno a ripagare gli investimenti: l’impianto con la vendita di etanolo e la ricerca con la concessione delle licenze.