Wastewater, trasporti navali per l’acqua di risulta del fracking

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Trasportare i residui del fracking via acqua e non via terra. L’idea è della U.S. Coast Guard che trova però l’opposizione degli ambientalisti.

Per il settore dei trasporti navali si apre un’occasione di business importante. Lo sviluppo delle risorse non convenzionali è in forte espansione negli Stati Uniti, soprattutto nella Marcellus shale formation, un’area compresa tra Pennsylvania, West Virginia e Ohio dove sono stati perforati migliaia di pozzi negli ultimi anni. Per questo la sponsorizzazione della Guardia costiera americana è quanto mai importante per accaparrarsi uno dei business più floridi nel momento e del prossimo futuro. Trasportare l’acqua di risulta del fracking (che come si sa è un’attività water intensive) attraverso i fiumi è più sicuro rispetto al trasporto con camion o su ferro, sostiene la Coast Guard. Senza calcolare che una singola chiatta ha la possibilità di carico di circa 100 camion.

Il trasporto dei rifiuti o materiale pericoloso da trattare (in questo caso si parla di acqua  contenente agenti chimici usati per la trivellazione) non è nuovo per l’industria navale. Nel 2010, le chiatte hanno trasportato 2.000 tonnellate di rifiuti radioattivi, 1,6 milioni di tonnellate di acido solforico e 315 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi.

“Crediamo che l’acqua di scarto del fracking possa essere trasportata in maniera altrettanto sicura”, ha sottolineato Jennifer Carpenter, membro di American Waterways Operators. I fiumi interni diventerebbero così la principale via per portare l’acqua sporca in centri di smaltimento o di depurazione. I critici, però, evidenziano come un eventuale incidente possa mettere a rischio le riserve idriche di vaste zone.

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