Volkswagen, secondo Frost & Sullivan posizione ancora solida nonostante dieselgate

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Sebbene lo scandalo sulle emissioni abbia segnato il gruppo Volkswagen, il rapporto relativo ai guadagni del 2015 indica che la compagnia mantiene una posizione piuttosto solida (…)”. E’ quanto afferma in una nota Shwetha Surender, analista di Frost & Sullivan che dà una valutazione dell’impatto economico legato allo scandalo sulle emissioni inquinanti che ha coinvolto nel 2015 il colosso automobilistico Wollkswagen. “Anche se le vendite unitarie sono diminuite di circa il 2% – si legge ancora nel testo – il fatturato ha visto un incremento del 5%, aumentando fino a 213,3 miliardi di euro”.

 Un quadro che lascia intravedere “prospettive abbastanza positive per il resto del 2016” , legate soprattutto dagli elevati riscontri in termini di vendite in Cina, che costituisce il principale mercato del gruppo, e in Europa Occidentale. Andando più in dettaglio, sottolinea Surender,  dall’analisi emerge come in una prospettiva a breve e medio termine la nuova strategia adottata dalla casa automobilistica, improntata alla sostenibilità con una sempre maggiore elettrificazione del proprio portafoglio, abbia contribuito al processo di recupero. 

 In questo contesto un elemento chiave sarà la modularità che “continua a rappresentare la pietra angolare delle  operazioni del gruppo, con la piattaforma MEB (Modularer Elektrik Baukasten) alla base di questo cambiamento. Ciò consentirà all’azienda di rispondere più efficacemente alle richieste del mercato. Si prevede che la prima serie di automobili MEB sarà lanciata entro la fine del decennio.”

 Tra i progetti a cui il gruppo sta lavorando, come si legge nella nota anche l’espansione della sua offerta SUV con particolare attenzione ai mercati europei e a quelli emergenti. Un nuovo elemento della strategia aziendale, sottolinea l’analista, è il passaggio ai servizi di mobilità che avrà come obiettivo quello di “monetizzare questo cambiamento attraverso la digitalizzazione e la connettività”. Dall’analisi emerge inoltre, come il gruppo abbia “aumentato i fondi messi a disposizione per il “dieselgate” fino a 16,9 miliardi di euro (…), un cuscinetto utile in caso fosse necessario un esborso maggiore per gestire i motori diesel coinvolti, i riacquisti e i rischi legali. “

 

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