Un’analisi energetica della Norvegia

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Un norvegese usa in media una quantità di energia dieci volte in più grande di quanta ne impieghi un indiano. L’esempio è stato fatto dal professor Kjell Bendiksen del Dipartimento di Fisica dell’Università di Oslo, che ha analizzato il potenziale di sviluppo del sistema energetico norvegese, volendo definire come potrebbe essere reso più sostenibile.

Bendiksen, che è anche direttore di ricerca all’Istituto norvegese di tecnologie energetiche, parla di una situazione del suo Paese “unica nel contesto internazionale”, poiché “l’idroelettrico ci può dare una energia rinnovabile più che sufficiente” rispetto ai fabbisogni e, inoltre, “abbiamo delle risorse sostenibili che non abbiamo chiamato ancora in gioco”.
 
L’analisi si basa su tre direttrici riguardanti misure politiche, mercato e  sviluppo tecnologico e il risultato è stato pubblicato nel volume “Det Norske energisystemt mot 2030” (il sistema energetico norvegese verso il 2030).

Tra le principali indicazioni date ai decisori politici, quella di concentrarsi su settori “in cui abbiamo vantaggi naturali e lunga esperienza, in altre parole sull’idroelettrico, piuttosto che sul vento, dove non abbiamo avuto molte storie di successo”.

Secondo Bendiksen: “Il nostro consumo potrebbe essere ridotto dal 10 al 25 per cento entro il 2030, a seconda dei mezzi impiegati e della crescita di popolazione. Il potenziale è maggiore per gli edifici, visto il trend che sta portando alle costruzioni passive, oltre all’implementazione di pompe di calore e pannelli solari integrati in edilizia”.

Attualmente l’obiettivo delle autorità locali è che il 67,5% del consumo di energia dovrebbe essere fornito da fonti rinnovabili entro il 2020, ma per l’autore questo target non è in realtà molto ambizioso, “dal momento che abbiamo già superato il 65%” grazie al grande contributo dell’idroelettrico, “che copre già circa la metà del consumo energetico norvegese”.

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