UE/rifiuti Campania: l’Italia non vedrà un soldo

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L’UE ha deciso: al nostro paese non verranno pagati i contributi finanziari per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti in Campania. Il pagamento non avverrà perché, si legge in una nota della Corte di Giustizia Europea con riferimento alla “Sentenza nella causa C-385/13 P Italia/Commissione”, “L’Italia non ha adottato tutte le misure necessarie allo smaltimento dei rifiuti in detta regione”.

Facendo un passo indietro lungo 14 anni quando, “nel 2000, nell’ambito degli interventi strutturali dell’Unione in Italia, la Commissione ha approvato il programma operativo Campania («PO Campania») per spese effettuate fra il 1999 e il 2008. Una misura  contenuta in tale programma concerneva svariate operazioni relative al sistema regionale di gestione e di smaltimento dei rifiuti. Gli interventi della regione destinati a migliorare e a promuovere la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti hanno dato luogo a esborsi pari a EUR 93 268 731,59, il cui 50% (vale a dire EUR 46 634 365,80) è stato cofinanziato dai Fondi strutturali”.

Così, “nel 2007 la Commissione ha avviato un procedimento d’infrazione nei confronti dell’Italia, addebitandole di non aver garantito, in Campania, uno smaltimento dei rifiuti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza recare pregiudizio all’ambiente e per non aver creato una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento. Nel frattempo, a partire dal 2008, la Commissione ha informato le autorità italiane delle conseguenze del procedimento d’infrazione in corso sul finanziamento del PO Campania: essa affermava infatti che si proponeva di rifiutare il rimborso delle spese relative al sistema regionale dei rifiuti, il quale costituiva parimenti oggetto del procedimento d’infrazione; le domande di pagamento delle spese relative al PO, presentate successivamente alla violazione degli obblighi derivanti dalla direttiva relativa ai rifiuti, sarebbero quindi state respinte. Nel 2010  il procedimento d’infrazione ha dato luogo a una sentenza della Corte di giustizia in cui quest’ultima dichiara che l’Italia ha violato la direttiva sui rifiuti . Infine,  la Corte rileva in tale sentenza che l’inadempimento dell’Italia mette in pericolo la salute dell’uomo e reca pregiudizio all’ambiente.

“La Commissione ha dunque ritenuto che il procedimento d’infrazione rimettesse in discussione l’intero sistema di gestione dei rifiuti in Campania e che non vi fossero garanzie sufficienti quanto alla corretta realizzazione delle operazioni cofinanziate dal FESR. Essa ha quindi chiesto alle autorità italiane di dedurre tutte le spese sostenute afferenti alla misura di cui trattasi, a meno che lo Stato italiano non ponesse rimedio alla situazione. L’importo afferente alle spese effettuate nell’ambito di detta misura e relative al sistema regionale di gestione e smaltimento di rifiuti (EUR 18 544 968,76) è stato dichiarato inammissibile”.

Con questa sentenza pronunciata il 6 novembre “la Corte dichiara che giustamente il Tribunale ha paragonato l’oggetto del procedimento d’infrazione avviato dalla Commissione con quello della misura FESR e che ha dunque avuto ragione nel confermare che la Commissione aveva dimostrato un nesso sufficientemente diretto fra la procedura d’infrazione e l’oggetto delle domande di pagamento FESR dichiarate inammissibili”. E, respingendo “quindi tutti gli argomenti dell’Italia ed il ricorso nel suo complesso”. Così è deciso, l’udienza è tolta.

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