Nonostante gli Stati UE si siano impegnati notevolmente per garantire la tutela  dell’ambiente marino, è necessario fare di più per rendere i mari maggiormente puliti, sani e produttivi entro il 2020. E’ quanto emerge da una relazione pubblicata il 1 agosto dalla Commissione Europea, un documento incentrato sull’attuazione della direttiva quadro dell’UE sulla strategia per l’ambiente marino che esprime una valutazione sulle iniziative promosse dai vari Paesi per raggiungere entro il 2020 quello che viene definito “un buono stato ecologico” dei mari.

Gli ambiti d’azione

In particolare il concetto di “’good environmental status’ riguarda misure relative alla tutela della biodiversità, alla gestione efficace di criticità legate all’eccessivo sfruttamento ittico, ai danni ai fondali marini, alla presenza di rifiuti marini e contaminanti.

Mari e Oceani, capitali per il benessere del nostro pianeta

I mari e gli oceani sono capitali per il benessere del nostro pianeta, non possiamo permetterci compromessi sulla loro conservazione – sottolinea in una nota Karmenu Vella, Commissario per l’Ambiente, gli affari marittimi e la pesca – per questo l’UE conduce una delle politiche sull’ambiente marino fra le più ambiziose al mondo. In questi ultimi anni gli Stati membri si sono impegnati notevolmente per garantire un uso e una gestione sostenibile delle risorse marine, e in questo si sono affidati molto alla cooperazione regionale.

Purtroppo, nonostante gli sforzi, le misure prese finora non sono ancora sufficienti a garantirci mari puliti, sani e produttivi entro il 2020. Chiedo quindi agli Stati membri di tenere conto delle raccomandazioni della Commissione a muovere un altro passo avanti verso il raggiungimento di questo obiettivo”, conclude Vella.

L’ultimo step di una strategia di 6 anni

Quello della tutela dell’ambiente marino è un tema al centro dell’attenzione dell’UE da tempo. I programmi di misure istituiti dagli Stati membri nell’ambito della direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino costituiscono l’ultima fase delle strategie a 6 anni promosse a livello europeo. Un percorso che nei diversi Paesi si è caratterizzato per una forte  cooperazione a livello regionale e un’efficace integrazione delle politiche nazionali con quelle comunitarie.

Promuovere una pesca sostenibile

Ad esempio, per combattere gli effetti negativi legati a un eccessiva pesca, gli Stati membri hanno adottato una serie di misure che rientrano nella cornice delle policy europee sulla pesca e prevedono attrezzature meno dannose per l’ambiente marino.

In generale una misura su quattro, tra quelle prese per tutelare l’ambiente marino, è stata messa in atto dagli Stati Membri specificamente per rispettare la direttiva europea sulla tutela dell’ambiente marino. Nonostante l’impegno dei vari Paesi purtroppo non si riuscirà comunque raggiungere gli obiettivi al 2020 sul buono stato ecologico delle acque marine, a meno che non vengano promossi ulteriori miglioramenti.

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