Think tank Enea. Tre proposte per lo sviluppo sostenibile

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eneaUn gruppo di esperti per vagliare le idee per lo sviluppo sostenibile. Ieri all’Enea è stato presentato il “think tank”, un gruppo di lavoro multidisciplinare ospitato dall’Agenzia guidato dall’ex presidente dell’Autorità per l’Energia, Alessandro Ortis. “Si tratta di una piattaforma del sapere – ha spiegato quest’ultimo – per rilanciare, sostenere e dare evidenza alle idee per lo sviluppo sostenibile inteso nella sua concezione più ampia: economico, sociale e ambientale”. Un’iniziativa che, come ha chiarito Tullio Fanelli (dirigente Enea e membro del gruppo di lavoro), si distingue dalle altre perché non ha la presunzione di avere una soluzione ma ha le competenze e le esperienze per validare la fondatezza delle idee innovative che verranno presentate: “Riteniamo – ha detto – di poter fornire un servizio utile vagliando le proposte che ci arriveranno, d’altra parte la valutazione di idee e progetti richiede una serie di competenze che questo gruppo offre”. In effetti, il “pensatoio” creato dall’Enea presenta personalità e curricula di tutto rispetto. Oltre a Ortis e Fanelli, infatti, ne fanno parte Marcello Clarich (ordinario di Diritto Amministrativo presso la Luiss di Roma), Luigi De Paoli (ordinario di Economia dell’energia e di Economia ambientale alla Bocconi di Milano), Vincenzo Ferrara (fisico ed ex-Enea), Giulio Napolitano (ordinario di Diritto amministrativo presso l’Università Roma Tre), Stefano Saglia (ex sottosegretario Mse), Gianni Silvestrini (Ingegnere e ricercatore del Cnr) e Federico Testa (ordinario di Economia e Gestione delle Imprese presso l’Università degli Studi di Verona).

In attesa che le prime proposte arrivino (possono presentarle tutti i soggetti interessati), il gruppo di lavoro ne ha formulate tre su tematiche particolarmente delicate: rifiuti urbani, edilizia sostenibile e emissioni climalteranti.

La Riforma della gestione dei rifiuti urbani si basa su tre principi cardine: attribuire i costi di gestione ai soggetti che immettono sul mercato prodotti potenzialmente generatori di rifiuti; il “contributo ambientale” da caricare sul prezzo dovrebbe poter coprire i costi di recupero in modo da consentirne il riuso, il riciclo o lo smaltimento (tramite termovalorizzatore o in discarica); l’introduzione di meccanismi economici che incentivino la partecipazione attiva dei cittadini e delle comunità locali alla riduzione della produzione dei rifiuti da mandare in discarica o verso termovalorizzatori massimizzando la raccolta differenziata.

Il progetto per la Riqualificazione ambientale e ripristino della legalità edilizia a carico degli abusivi ipotizza che, ferme restando le responsabilità penali in carico all’artefice dell’attività abusiva, al trasgressore vengano applicate una serie di imposte, fino all’adempimento dell’obbligo di demolizione. I fondi ricavati dall’applicazione delle sanzioni così introdotte dovrebbero essere destinati in parte ad un Fondo per la riqualificazione antisismica degli edifici.

Infine, la proposta Climate change / Innovare i meccanismi? prende atto dei fallimenti delle ormai troppe Conferenze mondiali sul tema non lascia realisticamente molte speranze su un accordo globale che limiti le emissioni di gas climalteranti. La strategia che può permettere all’Europa di contemperare gli obiettivi ambientali con quello di mantenere una solida industria manifatturiera, spiegano gli autori, deve essere basata innanzitutto sulla possibilità di rendere riconoscibile la maggiore qualità ambientale delle proprie produzioni attraverso la tracciabilità delle emissioni ed un’apposita etichettatura che consenta ai consumatori di scegliere prodotti più ecocompatibili. Nasce così l’Ica (Imposta sul Carbonio Aggiunto) che, con un meccanismo simile a quello dell’Iva, non rappresenti un costo aggiuntivo per gli operatori della filiera produttiva, ma solo per il consumatore finale.

 

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