Riforma PA, luci e ombre per le infrastrutture

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Quali saranno gli esiti della riforma della pubblica amministrazione, la cosiddetta Riforma Madia, sulle infrastrutture? Quali le conseguenze in termini di assunzioni/licenziamenti e gestione della mobilità nelle imprese? E, soprattutto, creerà terreno fertile per nuovi investimenti e investitori?

Le domande al centro dell’evento “Quale rivoluzione nelle infrastrutture? L’impatto delle riforme, lo scenario attuale e le prospettive future”, svoltosi oggi a Roma e organizzato dallo studio di legali associati Legance, hanno animato spunti e riflessioni tra i presenti, dettando linee strategiche per un futuro lavoro sinergico.

Uno dei primi effetti della riduzione delle società partecipate sarà quello sociale legato all’occupazione. Su questo tema il Governo è molto attento e non vuole penalizzare i dipendenti aziendali con nuove assunzioni nel caso in cui vengano internalizzate nuove funzioni, come precisato da Ferruccio Sepe della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Altro tema caldo i bisogni reali degli stakeholder: “Il problema vero non è, almeno non è solo, il deficit di risorse. Abbiamo una serie di attività e programmi che non manifestano una connessione realistica tra risorse, bisogni concreti e realizzabilità”.  Fenomeno che trova la massima espressione nelle infrastrutture, dove “il piano delle infrastrutture strategiche conta 400 opere per un valore superiore ai 200 mld di euro”. Per questo bisognerà cercare di ridurre il numero di interventi strategici, individuare quelli su cui concentrarsi (dalla banda ultra larga alla creazione di corridoi europei) e riprogrammare le “risorse immobilizzate”.

Come emerso nel corso del convegno, urge creare un quadro legislativo stabile che rassicuri gli investitori stranieri. Corrado Santini, Senior Partner di F2iSgr, ha sottolineato come seppure “in questo momento l’Italia attiri gli investitori stranieri” non bisogna abbassare la guardia, ma lavorare sul “change low” per evitare che le revisioni normative siano retroattive e abbiano ricadute sugli investitori. E, soprattutto, il Governo deve mostrarsi sicuro: l’incertezza delle istituzioni sulle intenzioni rende ancora meno attraente il Paese.

Un aspetto rimarcato da Claudio D’Eletto, Senior Banker Société Générale: quegli investitori che prima avevano solo obbligazioni e che oggi “si affacciano all’equity”sono alla ricerca“di un maggior rendimento e di una maggior tranquillità”. Anche perché “un momento strategico del mercato come questo è difficile che si riproponga”: il comparto del credito “continuerà a diversificare gli strumenti finanziari”, a patto che il Governo crei “un quadro normativo che favorisca il flusso di risorse”.

E la necessità di lavorare sull’adeguatezza delle norme si manifesta soprattutto nel comparto autostradale: gli operatori di Autostrade per l’Italia, in qualità di principale player per le concessioni autostradali, si mostrano favorevoli alla necessità di rinnovamento, semplificazione e razionalizzazione dei processi. Ma covano dei dubbi su diverse tematiche: le gare pubbliche, in primis. Con la legge deroga Autostrade per l’Italia agisce come ente appaltante per l’affidamento di una quota parte dei lavori che viene ridotta da 60/40 a 80/20. Un secondo effetto riguarda il contratto di concessione che, data la sua lunghezza, dovrebbe poggiare su “un equilibrio economico e finanziario stabile”, commenta Mita Marchesini, Direzione legale di Autostrade. Altro esempio: l’uso “dell’offerta economicamente vantaggiosa a discapito del criterio del massimo ribasso” per gli appalti che “rappresenta un limite oltre che un criterio di difficile applicazione”.

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Ivonne Carpinelli

Giornalista con la passione per l’ambiente e l’energia lavoro con Gruppo Italia Energia dal 2014. Mi occupo di mobilità dolce e alternativa, nuove costruzioni, economia circolare, arte e moda sostenibile. Esperta nella gestione dei social network e nel montaggio video non esco mai senza penna, taccuino e… smartphone.