Rifiuti, grazie al settore dell’usato riduzione annua di 300.000 tonnellate

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Il contributo del settore dell’usato in termini di  riduzione della quantità di rifiuti è pari 300.000 tonnellate annue, ovvero 4/5 chilogrammi per abitante all’anno. E’ il quadro tracciato da Rete ONU, l’associazione degli operatori dell’usato italiani, che affronterà il tema nel corso del dibattito  “Il valore aggiunto dell’usato all’economia circolare” in programma il prossimo 17 Marzo a Palazzo Montecitorio.

 Il contributo ambientale del settore, però, potrebbe essere notevolmente migliorato se solo venissero rimosse alcune barriere e definite regole chiare ed emogenee per tutto il territorio nazionale. Il settore dell’usato ha, infatti, potenzialità per oltre 650.000 ton/anno di beni destinabili al riutilizzo (corrispondenti a circa 11 kg/ab/anno), con un valore di ricavo stimato in circa 1.300milioni di Euro/anno, pari a circa 2 €/kg ed a 21 €/ab/anno” afferma in una nota un rappresentante del comitato scientifico di Rete ONU. 

Un settore, dunque, con ricaute positive in termini di riduzione di produzione di rifiuti, ma con un quadro normativo no ancora adeguato, secondo Antonio Conti, portavoce della Rete Nazionale Operatori dell’Usato. “L’appuntamento a Montecitorio – afferma Conti in una nota – vuole focalizzare l’attenzione sul quadro normativo, ancora inadeguato per le sfide di crescita sostenibile cui il nostro mondo è chiamato. Per questo Rete ONU ha sviluppato una proposta di legge che mira a costruire regole su misura per i beni usati e il riutilizzo che consentano il completo dispiegarsi dell’economia della seconda vita delle cose. Con la nostra proposta vogliamo inoltre interpretare lo spirito pubblico europeo che attribuisce al riuso una funzione ambientale determinante, che vogliamo venga messa a sistema nella cornice dell’economia circolare e della green economy

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