Nel prossimo triennio “i ricavi delle aziende cresceranno mediamente di oltre 4% ogni anno, con punte del 6-7% nei settori automotive e metallurgia”. Un trend favorito dall’attuale scenario macroeconomico positivo. E’ quanto emerge dai dati dell’Industry Forecast 2017-2020 di Cerved che raccoglie le previsioni economiche-finanziarie e sul rischio di credito di oltre 200 settori dell’economia italiana. La ricerca ipotizza in particolare due scenari: uno di base e uno stressato. Nel primo caso emerge in particolare come si registrerebbe una crescita dei ricavi delle imprese italiane a un tasso medio annuo del 4,4%. In questo caso nell’energia e utility la percentuale sarebbe del 5,3%.

La crescita dei fatturati – spiega una nota – permetterà alle imprese di rendere più sostenibili debiti e oneri finanziari presenti nei bilanci, anch’essi in risalita fino al 2020. In questo caso, sono il chimico-farmaceutico e l’hi tech, con un rapporto debiti/Mol pari al 6-7%, i comparti più virtuosi, mentre faticano le costruzioni (21,1%) e i media (17,7%)”.

Scenario macroeconomico stabile

“Se il contesto macroeconomico, caratterizzato da una domanda mondiale ancora tonica e dalla ripresa dei prezzi delle materie prime, sarà confermato, le imprese italiane potranno consolidare i propri conti“, commenta Marco Nespolo, AD di Cerved.

Scenario macroeconomico recessivo

All’interno del report è contrenuta inoltre una simulazione degli effetti di uno scenario macroeconomico recessivo. In particolare si è preso in considerazione come paramertro di riferimento lo stress test realizzato dalla European Banking Authority (EBA) all’inizio di quest’anno. L’obiettivo era verificare la tenuta dei conti delle maggiori banche europee nel caso di un nuovo shock economico.

Risultati della simulazione

Da questa simulazione è emerso che, in caso di una nuova recessione economica, simile a quella del 2008, l’impatto sui conti delle imprese italiane – spiega una nota – sarebbe negativo in quasi tutti i settori economici. Soltanto largo consumo, hi tech, chimico-farmaceutico e servizi registrerebbero una crescita dei ricavi nel prossimo triennio, mentre tutti gli altri arriverebbero al 2020 con un saldo negativo, con perdite particolarmente rilevanti nei settori metallurgia (-13,1% rispetto allo scenario base) e automotive (-9,3%)”.

Il settore energia nello scenario di base

Secondo le previsioni di Cerved basate su dati Istat, IMF e BCE, il prossimo triennio si caratterizzerà per un aumento modesto del PIL, 1,3% annuo, e un aumento sostenuto degli investimenti, con ritmi stabilmente sopra al 2% fino al 2019, e delle esportazioni, oltre il 3%. Invece “rimarranno fiacchi i consumi interni con la domanda delle famiglie che crescerà a ritmi molto modesti”.   

In base a questi numeri, secondo le previsioni, “i ricavi delle imprese italiane sono previsti in crescita a un tasso medio annuo del 4,4%. La crescita sarà più intensa nella metallurgia (+7%),  grazie alla ripresa dei prezzi delle materie prime, nell’automotive (+6,5%), spinta dal buon andamento della domanda interna, nella logistica (5,5%), trainata dalla ripresa dei consumi e dall’incremento dell’eCommerce, e nell’energia e utility (5,3%)”. Per il settore energetico in particolare l’impatto positivo sarà legato alla risalita del prezzo del petrolio.

I comparti più critici

I settori con le situazioni più critiche, spiega CERVED, “saranno riconducibili alle costruzioni, in particolare cemento e calce (con gli oneri che pesano per l’86% dei margini), prodotti in terracotta per l’edilizia (81%) e impianti fotovoltaici (74%). Chimico-farmaceutico (6,2%), hi tech (7,5%) e metallurgia (7,5%), sono invece i macrosettori con gli oneri finanziari più sostenibili”.

Scenario “stressato”

Il report fa poi un’ipotesi di scenario “stressato” . Viene valutata in particolare una situazione simile a quella del 2008, con una crisi di fiducia dei mercati finanziari che produrrebbe un deciso aumento dei tassi di interesse e una stretta creditizia. “In uno scenario del genere – sottolinea CERVED – la maggior parte dei settori monitorati farebbe registrare una perdita del fatturato tra il 2017 e il 2020: solo largo consumo (+0,8%), hi tech (+0,4%), chimico-farmaceutico (+0,2%) e servizi (+0,2%), farebbero registrare un segno positivo nel triennio. Metallurgia e automotive sarebbero invece i comparti più penalizzati, con una perdita rispetto allo scenario baseline di 13,1 e di 9,3 punti percentuali. Fra i microsettori, invece, i più colpiti sarebbero le agenzie immobiliari (con il 30,3% in meno di ricavi), la cantieristica (-28,6%) e la siderurgia (-26,9%)”.

Le performance nello scenario “stressato”

Dal punto di vista della sostenibilità finanziaria, spiega la valutazione, questo scenario  comporterebbe effetti particolarmente negativi per le costruzioni, “con il rapporto tra oneri finanziari e Mol che crescerebbe dal livello già elevato previsto nel caso baseline (21,1%) di oltre dieci punti percentuali, e per l’automotive (dal 17,3% al 22,8%). Solo due settori, hi tech e chimico-farmaceutico, manterrebbero l’incidenza degli oneri finanziari al di sotto del primo quartile 2017 (quindi sotto il 9%, rispettivamente 8,7% e 7%), mentre energia e utility e distribuzione (entrambi al 16,9%) vedrebbero aumentare il tasso da un livello compreso fra il primo e il terzo quartile (9%-16%) a uno superiore al terzo quartile 2017 (oltre il 16%)”.

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