Referendum upstream, oggi il sì della Corte Costituzionale

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È stato dato il via libera dalla Corte Costituzionale al referendum anti-trivelle. Il dibattito è sulla durata dei titoli per sfruttare i giacimenti nelle aree in cui le autorizzazioni sono state già rilasciate. 

Schierate, da un lato, 9 regioni italiane e i comitati No-triv: di fronte ai giudici e al relatore della causa i consigli regionali di Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise sono stati rappresentati dall’avvocato Stelio Mangiameli. Dall’altro lato della barricata i delegati di chi richiede l’inammissibilità del referendum: l’avvocato Stefania Valieri per la Regione Abruzzo (che si è tirata fuori dai giochi perchè, come dichiarato dal Governatore Luciano D’Alfonso, si è risolta la questione della piattaforma abruzzese di Ombrina di Mare) e gli avvocati dello Stato Vincenzo Nunziata e Andrea Fedeli.

Il tema centrale contenuto nella tesi dell’Avvocatura dello Stato riguarda la normativa sulla tutela ambientale: secondo quando dichiarato nella memoria depositata ieri in Consulta, con l’abrogazione della norma sulle trivellazioni “si creerebbe un vuoto normativo”; invece, per Enzo Di Salvatore, Coordinatore comitato NoTriv, la legge “continuerebbe ad essere applicabile”.

Numerose, poi, le modifiche già apportate alla Legge di Stabilità, tra cui il divieto di trivellare entro le 12 miglia dalla costa. Ieri sul tema i rappresentanti No Triv hanno mostrato, attraverso una perizia tecnica, che la piattaforma Petroceltic delle Isole Tremiti non rispetta questo divieto. Dal Ministero dell’Ambiente pronta la replica: si tratta di un’approssimazione necessaria su carta.

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