Peregrine, il super pc che cerca di integrare le fer

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La forte penetrazione delle rinnovabili sta ponendo il sistema davanti a sfide finora non conosciute, o almeno in questa misura. Il primo fra tutti è quello della stabilità. Negli Stati Uniti, da circa un anno, è entrato in funzione Peregrine, un supercomputer voluto dal dipartimento dell’Energia statunitense, per studiare i comportamenti della rete in relazione agli impianti eolici e fotovoltaici. Obiettivo primario: garantirne la sicurezza.

“La rete non è stata costruita per le rinnovabili”, dice senza mezzi termini Trieu Mai, senior analyst del National Renewable Energy Laboratory. Proprio per questo gli Stati Uniti stanno impiegando milioni di dollari per cercare una soluzione tecnologica per favorire la produzione da fonti rinnovabili e la stabilità della rete. Finchè questa rimarrà poco sicura, sostengono gli esperti, anche il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra non è sicuro.  

Per stabilizzare il sistema si guarda agli storage. “Potenzialmente può essere un game changer”, ha dichiarato al L.A. Time Mark Ferron, membro della California Public Utilities Commission. Al momento, però, la produzione rinnovabile in alcuni ore della giornata è superiore a quella richiesta. “Stiamo vivendo la situazione per cui paghiamo le persone per non produrre”, spiega Bob Foster, membro del board della California Independent System Operator. 

Oltre al lato tecnologico, non mancano nodi normativi da sciogliere. Molte Autorità nazionali ostacolano il passaggio di poteri e competenze a organismi sovranazionali, sottolineano gli osservatori. Gli stessi che non nascondo il loro timore più grande: il blackout.  

Per prevenirlo anche loro sperano nell’aiuto di Peregrine.  

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