Obiettivo 2030: unire ambiente e competitività

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e7280x165 20140312Obiettivo 2030: parla Degani (Minambiente)

Secondo il neosottosegretario, “i target vincolanti vanno commisurati con le risorse disponibili e con la necessità di una condivisione tra tutti gli Stati membri e le parti contraenti”

“I target vincolanti vanno commisurati con le risorse disponibili e con la necessità di una condivisione tra tutti gli Stati membri e le parti contraenti”. Così il neosottosegretario all’Ambiente, Barbara Degani a proposito di un dibattito, quello sui target clima-energia al 2030, sul quale molti player di settore stanno pungolando le istituzioni competenti, a partire dai ministeri nazionali, affinché si adotti la visione ritenuta, a seconda dei casi, più opportuna.
“In termini generali – spiega il sottosegretario in una intervista sul nuovo numero di e7 – l’Italia è favorevole alla proposta della Commissione europea sul quadro per le politiche clima-energia al 2030. Vogliamo contribuire nell’ambito del contesto internazionale alla riduzione dell’intensità di carbonio dell’economia mondiale. Siamo allo stesso consapevoli che ulteriori ambiziosi obiettivi europei di riduzione delle emissioni sono un impegno molto forte per il nostro sistema economico. Ma siamo oltremodo convinti che se tutti si assumeranno lo stesso impegno il nostro contributo acquisirà un vero valore di contrasto ai cambiamenti climatici. Per questo sono fondamentali ulteriori sforzi sul fronte delle energie rinnovabili, ma anche e soprattutto sull’efficienza energetica”.
L’orientamento italiano in Europa, aggiunge Degani, “è stato ben definito al Consiglio europeo del 3 marzo. In questo contesto, abbiamo ribadito la necessità di politiche forti a supporto degli obiettivi europei. Politiche che hanno come fine: la progressiva sostituzione di combustibili e tecnologie ad alto contenuto di carbonio, in particolare nel settore dei trasporti, in cui bisogna incoraggiare l’uso di biocarburanti di seconda generazione; una fiscalità energetica comunitaria a favore di tecnologie e sistemi di gestione a basso contenuto di carbonio; l’utilizzo di risorse e strumenti finanziari europei nei settori strategici”. “Peraltro, sempre nell’ambito del Consiglio – dice ancora – l’Italia ha sottoscritto le richieste del Gruppo ministeriale per la crescita verde che individua per rinnovabili ed efficienza energetica un ruolo importante nelle politiche degli Stati membri”.
Per quanto riguarda le politiche interne, la delibera Cipe di marzo 2013 sul Piano di azione nazionale per la riduzione dei livelli di emissione dei gas a effetto serra “indica, tra le misure che hanno un forte potenziale di riduzione delle emissioni, la promozione dell’eco-efficienza nell’edilizia. Secondo la Strategia energetica nazionale, infatti, competitività e sostenibilità ambientale devono andare a braccetto e l’efficienza energetica fondata sull’innovazione tecnologica è e sarà sempre più un driver fondamentale”.
Più in particolare, ci sono difficoltà nel tradurre le indicazioni europee nello specifico di un territorio? “Le politiche ambientali ed energetiche sono fondate sullo sviluppo, sulla ricerca, sull’innovazione tecnologica. Si tratta di politiche che corrono velocemente e che trovano un solo grande ostacolo: la burocrazia pesante. Dobbiamo impegnarci fortemente per semplificare il sistema di norme, gli adempimenti e i tempi: solo così possiamo raggiungere i traguardi che ci impone l’Unione europea con il minimo sforzo e con il massimo risultato. La grande riforma della politica energetica, che è alla base della Sen, è un’opportunità importantissima per i territori e dobbiamo dare agli enti locali i giusti strumenti per non perderla”, spiega ancora Degani.
E proprio a proposito di amministrazione locale ed Europa, “mi piace ricordare un’esperienza positiva della Provincia di Padova: il “Progetto 3L – Less energy, Less cost, Less impact” che, grazie all’accesso ai fondi europei, ha permesso di destinare 32 milioni di euro all’efficienza energetica di 646 edifici pubblici (di cui 536 in provincia di Padova e 110 in provincia di Rovigo) e 28,4 milioni al miglioramento degli impianti di illuminazione pubblica, per un’estensione di oltre 1.045 km e 100.980 punti luce”, conclude.

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