Nucleare, la gestione del fine vita

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L’International Energy Agency e la Nuclear Energy Agency hanno recentemente elaborato un aggiornamento della “Technology Roadmap: Nuclear Energy 2015 Update”, che ha fatto il punto sul settore in tutte le varie regioni del mondo, prospettando uno sviluppo ulteriore, fino a qualche anno fa poco probabile.

Contemporaneamente, occorre gestire la chiusura e lo smantellamento di quelle centrali giunte a fine vita, attraverso procedure che garantiscano adeguati livelli di sicurezza. Ne sanno qualcosa negli Stati uniti, dove l’impianto “Vermont Yankee” ha chiuso definitivamente, cessando le sue attività a dicembre 2014, dopo 40 anni di operatività. A fronte di ciò i tecnici sono stati comunque chiamati a gestire questa fase in termini di sicurezza.

Nell’ultimo mese, ad esempio, l’impianto ha mantenuto una logica precauzionale in post-arresto che prevede lo stesso raggio sicurezza di 10 miglia utilizzato mentre l’impianto era in funzione.

Per quanto riguarda il carburante, invece, i funzionari della centrale hanno spiegato che quello immagazzinato comporta meno rischi rispetto alla pianta attiva. Secondo il manager Joe Lynch, ad esempio, “quando l’impianto era in funzione ci sono stati una serie di possibili rischi. Ora i soli incidenti sarebbero limitati alla ‘piscina’ del combustibile esaurito“.

Quest’ultima è un’area di contenimento che continuerà a raffreddarsi fino al 2020, quando la pianta entrerà in “stoccaggio a secco in barile”.

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