Morosi in bolletta, l’Aquila ci riprova

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Cittadini, comune e fornitori sulla giostra delle bollette negli alloggi dei terremotati

A sei anni dal terremoto che ha incrinato la terra e la vita di migliaia di persone, si parla di ricostruzione e rinascita. Seppure ancora toccata da eventi sismici di varia portata, la città dell’Aquila porta ancora addosso gli strascichi dello sciame del 6 aprile 2009, che alle 03.32 ha scandito l’ultimo tocco. Non solo nella mente e nella memoria dei suoi abitanti, o di chi transitava in zona, ma anche nella quotidianità di chi continua a calpestare lo stesso suolo.

Subito dopo il sisma, ordinanze comunali, regionali e governative hanno bloccato l’accesso alle zone colpite dal terremoto per circa sei mesi. Passata questa fase emergenziale parte dei cittadini sono riusciti a tornare nelle proprie case. Gli altri sono stati smistati dal Comune: chi è stato alloggiato nei moduli abitativi provvisori (MAP) dove sono stati allacciati contatori singoli; chi negli enormi aggregati realizzati nell’ambito del progetto C.A.S.E.. dotati di contatori singoli, collettivi o misti. Con queste misure sono nati nove piccoli “paesini” lontani dal centro che accolgono, ad oggi, circa 25.000/30.000 persone. “In ognuna di queste realtà hanno lavorato diverse imprese di costruzioni: oltre mille ditte che, a vario titolo e specializzazione, hanno operato in modo differente e hanno stipulato innumerevoli contratti con fornitori differenti. È anche successo, ma è comprensibile, che nella fretta di allocare 50.000 persone siano stati attribuiti i consumi di un contatore all’utente sbagliato”. A parlare è Maurizio Ferroni, Presidente provinciale Aquila, Adiconsum Abruzzo, che delinea a grandi passi temporali quella che è la situazione oggi. Perché nella città la fretta e la non adeguata capacità di gestione della situazione emergenziale, da più parti, hanno determinato errori e insolvenze.

Due le vicende che si sono venute a delineare: la prima riguarda le bollette di luce e gas emesse da piccoli e grandi fornitori riferite a consumi presunti nel periodo in cui gli immobili di proprietà erano inagibili. “Dal mese di giugno 2014 ad oggi i privati cittadini ricevono bollette riferite al periodo di fatturazione successivo al sisma del 2009 di importi a conguaglio. Dunque non riferite a consumi effettivi ma a canoni e prestazioni di servizi e di rete – prosegue Ferroni -. Gli importi, come si può immaginare, risultano molto elevati, a volte superano anche i 7.000 euro: se analizzati per singolo mese i consumi non sono alti, ma diventano insostenibili perché comprensivi di un triennio o quadriennio. Le bollette sono corredate dagli avvertimenti, che i consumatori conoscono bene, circa il distacco del servizio anche su altre utenze eventualmente intestate. Alcuni hanno saldato il conto, altri no. E oggi i fornitori – sia grandi che piccoli – sono decisi a farsi pagare perché si appellano alla mancata ricezione della comunicazione relativa alla disattivazione dell’utenza. Chi si è rivolto a noi ha ricevuto il consiglio di inviare subito i documenti per la chiusura del contratto”.

Tra i cittadini usciti indenni da questo impasse c’è F.M., ragazza aquilana che, una volta ricevuto il nullaosta dalle autorità e tornata nella propria abitazione, ha comunicato ad Enel Energia la lettura dei propri consumi avendo ricevuto una bolletta elettrica esosa. La questione si è risolta con la rettifica della fatturazione.

Ma il problema più grande riguarda le nuove abitazioni.

La ricostruzione della città è stata completata solo per il 20%-25%, la maggior parte delle persone risiede qui e “si è intestato una nuova utenza, però non paga le bollette di conguaglio che sono state emesse per gli immobili ancora inagibili. Questa situazione si trascina dal terremoto”. E se lo scenario è intricato per quanto riguarda i MAP, lo è ancor di più per gli inquilini del Progetto C.A.S.E.. Qui la situazione è molto disomogenea e la stessa Adiconsum fatica a gestire le richieste che tutt’oggi riceve: “Se in un palazzo il fornello è elettrico nell’altro è a gas; se da un lato il riscaldamento è centralizzato dall’altro può essere autonomo ed in altre situazioni misto”. Ad oggi solo alcuni condomìni sono riusciti ad adottare un regolamento che disciplini la ripartizione di queste utenze, ma hanno iniziato a farlo da circa due anni.

Dunque il Comune, che nel 2010 accettò il passaggio del compendio immobiliare dalla Protezione Civile, come ci ricorda Ferroni “non dotandosi in breve tempo di regolamenti condominiali per la ripartizione delle spese condivise, si ritrova ancora oggi in una situazione intricata perché, anche in questo caso, i fornitori hanno emesso bollette di conguaglio molto elevate”. E, anche in questo caso, i cittadini hanno protestato e la maggior parte non ha pagato (che si tratti di fasce deboli o meno). Due i contenziosi che sono stati aperti: quello tra Comune e occupanti, quello tra Comune e fornitori di servizi. Tra gli inquilini delle case provvisorie c’era Giusi Pitari, Prof. Associato presso l’Università degli studi dell’Aquila, che non ha avuto alcun problema nella casa di proprietà dove è rientrata nel 2014 (appartamento condominiale dove l’amministratore, dopo il sisma, si è preoccupato di sospendere le viarie utenze e, prima del rientro degli inquilini, di chiedere il riallaccio), ma ha smesso di pagare le bollette del progetto CASE un mese fa (acqua, riscaldamento, manutenzione del verde e luce dei vialetti). È lei a rimarcare come “messe a confronto, le bollette delle abitazioni del progetto CASE avevano importi molto differenti” a causa della “cattiva realizzazione” (“io stessa ho dovuto cambiare i rubinetti e la cabina doccia dopo un anno”). E come spenda meno “ora nella mia casa ristrutturata che ha il doppio della metratura di quelle del progetto CASE”. In cinque anni di alloggio ha speso “circa 4.000 euro di gas per riscaldamento e acqua calda sanitaria”, mentre da un anno a questa parte ha speso “circa 550 euro di riscaldamento” per un’abitazione della stessa classe energetica e di metratura superiore.

Il Comune, che aveva deciso di far pagare gli utenti ripartendo i consumi in base ai m2 occupati, lo scorso 15 dicembre ha deciso di adottare un altro parametro di pagamento: l’ISEE. Per fronteggiare il problema della morosità dei cittadini residenti negli alloggi antisismici, che ad oggi pesa sulle casse comunali per 5 milioni di euro, la Giunta ha stabilito che i nuclei familiari con redditi superiori ai 12.000 euro saranno sgomberati (per circa 3 mesi) e si vedranno staccare luce e gas. Questo perché i 2.600 nuclei parzialmente morosi devono al Comune circa 4.200.000 euro. Per quanto riguarda le fasce più deboli (Indicatore fino a 7000 euro, 500 nuclei, debito 500 mila euro; tra 7-12.000 euro, 134 nuclei, debito 300 mila euro), tra cui c’è chi ha pagato il canone di compartecipazione come stabilito dalla prima delibera consiliare dell’amministrazione del sindaco Massimo Cialente, si è deciso di sospendere il distacco delle utenze. E i crediti che il Comune deve a questi utenti per avere inserito con validità retroattiva un parametro diverso rispetto quello attuale andranno a conguaglio e saranno usati per le utenze non pagate fino ad oggi. Inoltre, le bollette saranno rateizzate (18 e 6 rate rispettivamente per ISEE inferiore a 7 mila e tra 7 e 12 mila euro). Dopo si provvederà ai distacchi e agli sgomberi.

Il neo Assessore al Bilancio Giovani Cocciante ha sottolineato a CE come questa azione sia stata promossa nei confronti dei “furbi che approfittano della situazione”, anche indirizzati dal proprio orientamento politico. Al lavoro sulla risoluzione del contenzioso tra Comune e fornitori da circa una settimana, afferma che parte delle bollette sono già state pagate e che il debito maggiore resta con Enel Energia. A Canale Energia, Enel ha delineato l’evoluzione dello scenario, individuando tre fasi principali: nella prima, riguardante i giorni immediatamente successivi al terremoto, “è stata allestita una sede temporanea del Punto Enel, dal momento che quella ordinaria era inagibile” e successivamente “postazioni temporanee presso la sede della Guardia di Finanza”. Questa fase ha riguardato anche “la gestione delle numerose richieste di attivazione di forniture temporanee per la gestione dell’emergenza da parte della Protezione Civile e delle istituzioni”. Nella seconda fase “Enel, al pari degli altri operatori del settore energetico, ha applicato le disposizioni straordinarie dell’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (Delibera ARG/com 185/09 ndr). In questa fase l’impegno è stato anche volto a rendere disponibile ai cittadini i moduli per accedere ai benefici previsti dalla regolazione e per effettuare la cessazione delle forniture degli immobili non agibili”. Nell’ultima fase, quella attuale, sono emersi “alcuni casi residui legati a situazioni ‘non standard’ e gestite caso per caso che riguardano singole forniture. Il numero di problematiche legate al sisma per le forniture energetiche è in progressiva riduzione”. Per fare alcuni esempi è capitato che, al termine del blocco della fatturazione stabilito dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, “alcuni clienti abbiano ricevuto conguagli e fatture per utenze non agibili, per le quali non era stata presentata la richiesta di chiusura. Altre casistiche sono legate alla gestione delle forniture uso cantiere concesse alle abitazioni provvisorie a fronte dell’immobile originario ancora inagibile, oltre alla gestione della ricostruzione/ ristrutturazione degli immobili che comporta nella maggior parte dei casi la rimozione delle linee di alimentazione elettrico e gas e dei relativi”. Tutte queste casistiche, ed altre ancora, vengono risolte dai consulenti del Punto Enel di L’Aquila, mentre per le abitazioni del progetto CASE e dei MAP “Enel si è attenuta alle indicazioni della Protezione Civile”. 

Una giostra che non accenna a fermarsi e in cui tutti gli elementi continuano ad oscillare.

 

Vedi lo speciale completo sul Mensile di dicembre http://www.canaleenergia.com/images/allegati/mensile_dicembre2015.pdf

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Ivonne Carpinelli

Giornalista con la passione per l’ambiente e l’energia lavoro con Gruppo Italia Energia dal 2014. Mi occupo di mobilità dolce e alternativa, nuove costruzioni, economia circolare, arte e moda sostenibile. Esperta nella gestione dei social network e nel montaggio video non esco mai senza penna, taccuino e… smartphone.