Puntare su un un approccio olistico e collaborativo tra i vari attori coinvolti (Enti di pianificazione e controllo, Università e centri di ricerca, gestori del servizio idrico, fornitori delle tecnologie). E’ questa la via da seguire per rendere efficaci le attività di monitoraggio dei microinquinanti e dei contaminanti emergenti nell’ambiente e nelle acque reflue e di approvvigionamento.Almeno secondo quanto emerso dal Convegno organizzato l’11 e il 12 giugno, al Politecnico di Milano. 

 

I promotori

L’evento è stato organizzato dal Politecnico di Milano DICA, Consiglio Nazionale delle Ricerche IRSA, Università degli Studi di Milano Bicocca DISAT unitamente alla Lariana Depur, nell’ambito delle attività promosse da Lombardy Energy Cleantech Cluster (LE2C) attraverso l’Area di Competenza “Water Energy Nexus. A dare un contributo all’iniziativa anche De Nora, MM Academy, Xylem, Veolia e Gruppo CAP. L’obiettivo è stato quello di promuovere un’ulteriore riflessione sul tema, per analizzare il rischio, la presenza ed evoluzione nelle acque naturali, il ruolo delle istituzioni, le norme e la loro evoluzione a livello lombardo, nazionale ed europeo.

Il regolamento REACH

Il convegno si è svolto immediatamente a valle dell’entrata in vigore (31 maggio 2018) del Regolamento REACH (Regolamento (CE) 1907/2006), il sistema integrato di registrazione, valutazione e autorizzazione delle sostanze chimiche. Il dibattito, spiega una nota, è partito da “una visione regionale del problema allargando poi l’orizzonte a strategie di respiro internazionale, ha fatto il punto sulla presenza di contaminanti prioritari ed emergenti nelle acque, sulle fonti e sui meccanismi di immissione in ambito municipale, industriale, agricolo e zootecnico e alle tecniche di rimozione”. 

Le tecnologie

Tra i temi affrontati nel corso dell’evento anche il contributo della tecnologia. In particolare sono state analizzate le prestazioni dei processi convenzionali e di quelli più avanzati, considerando esempi applicativi nazionali ed internazionali.

La best practice della Svizzera

Tra le best practice presentate nel corso dell’evento anche quella della Svizzera. Il Paese  ha avviato una politica nazionale di adeguamento degli impianti di depurazione municipali ritenuti più rilevanti al fine di abbattere dell’80% il carico di microinquinanti emergenti residui negli effluenti. Inoltre è stata introdotta la strategia della fondazione ZDHC (Zero Discharge of Hazardous Compounds) per eliminare (o, almeno, ridurre) il carico di composti pericolosi derivante dall’industria tessile e della moda.

Un’occasione di confronto

Non sono mancate nel corso dell’evento occasioni di confronti tra studiosi e rappresentanti dell’industria e  delle istituzioni. In particolare si è discusso sulle azioni necessarie per un utilizzo equilibrato delle nuove sostanze chimiche e per la loro rimozione, in linea con il mantenimento di una idonea qualità ambientale delle risorse idriche.

Print Friendly, PDF & Email