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Sono circa 3,36 miliardi le lenti a contatto usa e getta in plastica che ogni anno finiscono nelle acque reflue. Una quantità pari a 23 tonnellate che riesce a superare le soglie dei sistemi di filtraggio e viene così dispersa nell’ambiente. A dirlo, come si legge sul sito Sciencealert, è una ricerca realizzata dall’Arizona State University e presentata in occasione del 256° Meeting nazionale dell’American Chemical Society tenutosi dal 19 al 23 agosto a Boston.

Il 20% degli utenti le butta nel lavandino

Dallo studio, realizzato su un campione di 139 individui, è emerso come ben il 20% degli utenti butti le lenti a contatto nel lavandino o nel water dopo aver terminato di usarle. Un dato significativo se si pensa che questi oggetti finiscono negli impianti di trattamento delle acque reflue disperdendosi nell’ambiente. 

Analisi dei fanghi

I ricercatori hanno analizzato il percorso delle lenti fino al momento in cui raggiungono gli impianti di trattamento delle acque reflue cercando di capire come il materiale viene modificato. Questi oggetti, spiega lo studio, riescono a bypassare facilmente i filtri grazie alla loro struttura flessibile e alle dimensioni ridotte. In questo modo finiscono nei fanghi delle acque reflue e qui iniziano a frammentarsi creando microplastiche, anche se la struttura molecolare rimane intatta, mostrando l’assenza di effetti di degradazione messi in atto da microrganismi anaerobici e aerobi. Quando la plastica della lente perde parte della sua resistenza strutturale, si romperà fisicamente, portando a particelle di plastica più piccole, che alla fine porteranno alla formazione di microplastiche“, spiega sul sito l’ingegnere ambientale Varun Kelkar dell’Arizona State University.

Possibili soluzioni

Tra le possibili strategie da mettere in atto per gestire il fenomeno dell’inquinamento legato alle lenti a contatto c’è, secondo i ricercatori, quella di fornire sulle confezioni informazioni relative al corretto smaltimento di questi oggetti. Un ulteriore passo avanti potrebbe essere inoltre quello di realizzare lenti con polimeri che, una volta utilizzati, diventino degrabili.

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