La rete delle smart city passa per le utility

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e7 307x181 20140402Efficienza, multi servizio e interconnessione. Queste le nuove sfide delle utility che assumono volenti o nolenti un ruolo strategico nella realizzazione delle smart city. Ma siamo pronti per queste sfide? E soprattutto, cosa manca e cosa serve alle utility per muoversi a passi decisi verso questo cambiamento? E7 ne parla con Mattia Sica, direttore Area Reti dell’Energia di Federutility secondo il quale “rispondere alla domanda vuol dire fare un elenco, forse anche solo parziale, di ipotesi. Prevedere il futuro, o meglio prefigurare degli scenari, non è agevole e, rileggendo il passato, ci si accorge di come certezze assolute di un tempo si sono dimostrate non corrette a oggi”.

“Per non incorrere in tale rischio, possiamo dire come ci piacerebbe fosse una utility nel medio-lungo termine”, prosegue. “Vediamo, almeno per i settori che conosciamo in Federutility, una utility che, sebbene porti ancora l’energia, l’acqua, il calore a casa del cittadino, abbia la capacità di interfacciarsi direttamente, e anche in tempo reale, con l’utente per offrire e acquisire servizi nuovi. Servizi che creino valore per il singolo e per la collettività e con livelli qualitativi sempre maggiori”.

“Per questo motivo saranno utility che dovranno farsi carico di investimenti di non poco conto e che avranno sempre più una valenza di “sistema”. Che si tratti di smart grid, di interventi nel ciclo idrico integrato o per recuperi di sicurezza gas saranno comunque investimenti che dovranno essere “centrati” per efficacia di risultati ed efficienza economica” aggiunge Sica che poi sottolinea come “il valore apportato da tali investimenti potrà essere percepito nella fruizione di servizi in maniera più agevole, ambientalmente sostenibile ed economicamente competitiva. E allora le utility potranno guadagnare ancora più spazio nel quadro economico locale ed essere valorizzate non solo per la quantità e la qualità del servizio reso, ma anche per il contributo apportato alla crescita economica del contesto sociale del territorio”.

Uno scenario di riferimento in cui “la gestione dell’utility dovrà prevedere l’impiego di sempre più tecnologia sulle reti, aumentando il telecontrollo e il monitoraggio dei parametri indicativi della conduzione del prodotto, anche per far fronte a un sistema che sarà sempre più decentralizzato rispetto ai modelli che oggi si conoscono. La diffusione dei servizi via internet – spiega Sica – consentirà di accorciare la distanza tra il fornitore del servizio e l’utente finale e per questo le utility avranno bisogno di un supporto tecnologico fondamentale per sviluppare tale interattività. Vediamo una rete di telecomunicazione robusta e capillare come il substrato in grado di sostenere tale evoluzione e come il sistema nervoso sul quale potranno viaggiare le reazioni agli stimoli provenienti dal mercato; si pensi a possibili servizi di aggregazione della domanda nel settore elettrico che altro non sono che servizi di variazione del carico in tempo reale, che hanno bisogno di tempi di reazione estremamente contenuti”.

“Da questo punto di vista non si tratta di lanciare la palla nel campo avversario, attribuendo agli operatori delle reti di telecomunicazioni l’onere di fare il primo passo, ma è evidente che la sinergia dei differenti gestori di servizi a rete rientra nella logica più generale di efficienza di un sistema economico. Per altro, a ciò si aggiunge un orientamento che sta emergendo in maniera evidente e rappresentato da una sempre più rigorosa selezione degli investimenti che costituirà un vincolo che l’Autorità di regolazione di settore – l’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico – imporrà agli Operatori nei prossimi anni”.

Quanto all’avvio dei progetti pilota relativi ai contatori multi servizio, “adesso possiamo dire che la sfida è stata accolta da diversi gruppi multiutility associati alla Federazione – sottolinea – nonché da altre imprese – che magari operano distintamente in singoli settori quali la distribuzione del gas o dell’acqua – che si stanno impegnando per realizzare un modello di “misura” razionale, efficiente e pervasivo”.

“È indubbio che lo smart metering si diffonderà sempre più e riguarderà differenti comparti. Una organizzazione del sistema che eviti la duplicazione di infrastrutture rilevanti ai fini della misura – tipicamente i concentratori – potrà alimentare la cooperazione tra gli operatori e accelerare il percorso di diffusione dei contatori di nuova generazione. Se tutto ciò fosse accompagnato da una lucida visione della necessità di definire una normativa tecnica di riferimento, in grado di creare un vero standard nazionale, si potrebbe sperare di porre le basi per non perdere la leadership che il nostro sistema ha conquistato nel settore”.

Spero si sia compreso come, al di là dell’aspetto finanziario, che ha ovviamente un peso rilevantissimo nell’attuale contesto -conclude – il motore della città intelligente lo vedo nell’azione di coordinamento del comune – o dei comuni che rientrano nel concetto di Area metropolitana – nel loro esercizio del diritto/dovere di definire le traiettorie di sviluppo delle città, nella responsabilità di identificare le priorità che bisogna perseguire rispetto alle aspettative dei cittadini”.

“Da tale punto di vista, Federutility potrebbe essere disponibile a un tavolo di lavoro con Anci o altre Pubbliche Amministrazioni – direttamente responsabili in materia e non solo desiderose di occupare un posto al tavolo – per avviare una attività di verifica dei fabbisogni dei nuovi servizi che nel breve-medio periodo si possono mettere a disposizione dei cittadini, che sono anche utenti dei servizi che le nostre associate quotidianamente forniscono al territorio”.

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