La “nuova” edilizia italiana riparte dal Regolamento unico

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Innovazione e semplificazione: l’efficienza può risanare il mercato interno. Mobilità sostenibile: le potenzialità dell’idrogeno. Domotica: la smart city non è (solo) per giovani. Online l’ultimo e7

È pronta. L’edilizia italiana scalpita in attesa di quello che sarà il moto di rinnovamento per il comparto. Atteso per il pros­simo novembre il Regolamento edilizio unico, previsto dal Decreto Sblocca Italia, promette la riqualificazione del patrimo­nio immobiliare allineando – ma non omologando! – Regioni e Comuni alle volontà dello Stato e ai dettami della Comunità europea. Il tema, focus del convegno “Innovazione e sempli­ficazione in edilizia: verso il regolamento unico”, promosso da Legambiente ed Enel lo scorso 19 febbraio a Roma, apre l’ultimo e7. Ne emerge un’Italia segnata da una normativa frastagliata, da una burocrazia troppo costosa e dalle molteplici interpretazioni del regolamento edilizio che si ripercuotono sulle valutazioni prestazionali delle opere e sulle potenzialità dell’industria. Innovazione, chiarezza e semplificazione, soprattutto normativa, sono i mantra che detteranno la futura rinascita del settore e dell’economia interna, perché, come affermato da Ermete Realacci, Presidente Commissione Ambiente e Territorio alla Camera, “non dobbiamo aspettare che la crisi passi, ma imparare a ballare sotto la pioggia della recessione”.

Un settore, quello dell’efficienza, che risente degli effetti dettati dal recepimento della direttiva 2012/27/UE soprattutto per tre aspetti: la diagnosi energetica, i titoli di efficienza energe­tica e i sistemi di gestione dell’energia. A spiegarlo Michele Santovito Presidente AssoEGE nel commento della settimana.

E mentre in Giappone i colossi automobilistici Toyota, Nissan e Honda supportano il Governo per implementare l’infrastrutturazione ad idrogeno, cosa fa l’Italia? A rispondere Roberto Francia, di Cinque International, che  parla del loro progetto in pole position pronto a partire nel 2016.

Dalla mobilità alla corretta gestione dei rifiuti (il Presidente di Cobat Giancarlo Morando ci spiega come riescono ad occuparsi delle oltre 160.000 tonnellate di rifiuto tra pneumatici, pile, accumula­tori, apparecchiature elettriche ed elettroniche), parlando di smart city non possiamo dimenticarci della domotica, che in “Casa Rusconi” non è (solo) per giovani.

Ma in Italia esistono degli esempi di “smart city”? Sì secondo lo studio legale internazionale Osborne Clarke, che ha raccolto l’opinione di 300 diri­genti tra aziende tecnologiche, fondi di investimento, banche, società di consulenza ed esponenti governativi in undici Paesi europei.

Chiudono il numero le consuete rubriche: “visto su” e “le tecnonews” di CanaleEnergia.

 

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