La lotta allo spreco alimentare parte dal rispetto del consumatore e dell’ambiente

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Povertà sociale, alimentare e ambientale. Queste alcune delle difficoltà con cui la popolazione italiana oggi si sta raffrontando e che riassumono lo spreco di cibo, l’alimentazione errata, gli alti costi di trasporto e importazione, l’incisivo impatto sul pianeta. Strascichi che l’Italia si porta dietro da anni: “Nel 2014 quasi il 7% della popolazione italiana era in condizione di povertà alimentare e tra queste oltre il 70% è rappresentato da famiglie con figli”, ha sottolineato Luca Presenti, Prof. Università Cattolica di Milano, oggi all’evento “Sostenibilità: etica economica, coesione sociale, tutela ambientale” organizzato a Roma da Adiconsum.

Nel 2014 il 2% della popolazione italiana non ha potuto permettersi di mangiare con regolarità carne e pesce e, quindi, di adottare un regime alimentare equilibrato”, ha proseguito Presenti. Uno scenario che tocca sia l’abilità del consumatore, sempre più attento al prodotto acquistato sia per il costo che per la provenienza, sia la responsabilità delle imprese per le quali comportamenti virtuosi sono sempre più richiesti e apprezzati (parliamo della responsabilità sociale d’impresa). Infatti, se da un lato c’è il consumAttore (il consumatore attivo e lui stesso produttore), dall’altro ci sono le “aziende sostenibili” che circondano il proprio core business dalle azioni virtuose in ottica di ambiente e consumerismo.

Attenzione, dunque, allo spreco di cibo, alla genuinità dei propri prodotti e all’efficientamento dei processi che consente di ridurre in aria le emissioni dannose: “Il consumo etico diventa ancora più importante – ha proseguito Presenti -. Le tonnellate di cibo sprecato in Italia determinano l’immissione in aria anche di 13 mln di ton di CO2 e lo spreco di 12,6 mld di euro”. Ma attenzione anche alle aree che possono essere recuperate per offrire nuove opportunità alle imprese locali: “Oggi quasi 1 mln di ettari di terreno sono inquinati e sotto bonifica, dunque non adatti all’attività agroalimentare. Possiamo però pensare di sfruttarli per la produzione di biocarburanti e biogas”, ha commentato Maria Adele Prosperoni, Area Territorio e Ambiente Coldiretti.

E sono le nuove idee e la sempreverde attenzione al consumatore che danno vigore all’industria del futuro la quale, come ricordato nel corso del convegno, è capace di intrecciare l’innovazione produttiva con la tradizione culturale del territorio: “L’asse delle aziende italiane deve spostarsi verso la white list (l’iniziativa di Adiconsum che vuole riunire le imprese virtuose in cui si identifica la sostenibilità di un prodotto valutandone l’intera filiera, ndr leggi anche http://www.canaleenergia.com/archivio-rubriche/128-carbonfoodprint/3443-le-aziende-sostenibili-saranno-nella-lista-bianca.html), se converge verso la black list significa che viene adottata una mentalità vecchia. Oggi le imprese hanno capito che la sostenibilità e le buone pratiche portano fatturato, anche se oggi una parte minima dei consumatori sceglie sulla base della responsabilità sociale d’impresa”, ha concluso Pietro Giordano, Presidente nazionale Adiconsum.

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