L’Energy labelling e la ricerca dell’efficienza “perduta”

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Efficienza-Energetica-2012-27-UE featuredL’etichetta energetica non è più “efficiente”. Sì, perché con l’innovazione tecnologia la maggior parte dei prodotti in commercio si trovano ormai in classe “A”, di qui la necessità di aggiungere nuove frecce verdi per estendere di qualche gradino la scala. Ne è risultato un depotenziamento della capacità di veicolare ai consumatori l’importanza dell’efficienza e del risparmio energetico e dell’interesse da parte dalle aziende di migliorare le performance dei propri prodotti. Un esempio? Tutti i modelli di lavatrici attualmente in commercio rientrano, ormai, nel range A/A+++ (o AAA): “Non possiamo andare verso A++++++++ perciò dobbiamo modificare il sistema in qualche modo” ha spiegato alla stampa il capo dell’unità Efficienza della DG Energia, Paul Hodson. Per questa ragione la Commissione Ue ha avviato, nel maggio dello scorso anno, un processo di revisione delle direttive 2010/30/EU (“Energy labelling”) e 2009/125/EC (“Ecodesign”) affidando alla società di consulenza olandese Ecofys la guida di una “survey” comunitaria i cui risultati dovranno sostenere e indirizzare il lavoro di stakeholder e policy maker europei. Il progetto è portato avanti da un team internazionale di cui fanno parte anche Waide Strategic Efficiency (Regno Unito), SoWatt (Francia), il centro per l’efficienza energetica SEVEn (Republica Ceca), Isr University of Coimbra (Portogallo) e l’Öko-Institut (Germania).

A livello europeo è opinione largamente condivisa che il sistema necessiti di una revisione – o almeno di un restyling – ma risulta meno chiara la linea di intervento da seguire: “Potremmo provare a fornire più informazioni sul prodotto”, suggerisce Hodson. Una possibilità che piace agli stakeholder coinvolti nello studio che si sono detti disposti a cooperare per “arricchire” l’etichetta energetica con informazioni relative, ad esempio alle performance ambientali, alla monetarizzazione del risparmio ottenibile o al LCA (ciclo di vita di un prodotto). Per evitare un “sovraccarico” di dati con conseguente “cortocircuito cognitivo” da parte del consumatore (vedi quello che è successo in Italia con l’illeggibilità delle bollette), le informazioni aggiuntive dovranno rispettare alcune caratteristiche di rilevanza del contenuto e di misurabilità dei valori espressi che dovranno essere facilmente misurabili, riferibili a norme e standard condivisi. In aiuto potrebbero venire le nuove tecnologie Ict e l’utilizzo di strumenti come il QRcode (Quick Response code) che renderebbero l’etichetta “smart”.

Per tutti la conditio sine qua non è che qualsiasi iniziativa per favorire la tutela ambientale non metta a repentaglio la competitività industriale delle aziende europee. Al momento il dibattito, e il lavoro degli analisti, resta aperto e i temi sul tavolo sono ancora tanti. Tra le diverse proposte c’è anche quella di creare delle “sottoclassi” per i prodotti che forniscono un servizio comune, ma hanno caratteristiche tecnologiche e/o vettori di energia distinti.

Infine, nessuna “rottamazione” in vista per la forma grafica che avrebbe dato prova negli anni di un’immediatezza comunicativa difficilmente replicabile.

 

First findings and recommen

Fig.1 – Alcune proposte per la nuova etichetta energetica. Fonte: Ecofys

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