L’efficienza per l’Internet of everything

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L’Internet of Everything ha avuto “un’evoluzione parallela a quella del web semantico” che, stando a quanto analizzato da Avvenia – operatore della white economy e dell’efficienza energetica – “ha già portato ad aumentare gli sprechi energetici superando globalmente i 200 miliardi di euro annui”.

La commistione tra cose, dati, processi e persone che si condensa nell’IoE, dunque, richiede un maggiore intervento di efficienza energetica per tutta quella serie di tecnologie e dispositivi che, a differenza di quelli tradizionali, “spesso non sono dotati di una modalità di risparmio energetico”, spiega la ricerca che aggiunge: “Di conseguenza la maggior parte dell’energia elettrica è consumata proprio quando questi apparecchi stanno semplicemente mantenendo la loro connessione. Per risparmiare basterebbe predisporre i dispositivi con modalità di fabbisogno differenti a seconda della operatività e in questo modo risparmiare fino a un 70%, economizzando complessivamente 200 miliardi di euro”.

Ciò è importante alla luce del fatto che “le connessioni delle quattro dimensioni internet si decuplicheranno nel prossimo decennio” e in particolare la crescita maggiore riguarderà il numero delle cose connesse: telefoni, stampanti, braccialetti per l’activity tracking (superando così i sei dispositivi collegati per ogni essere umano). Senza dimenticare altri esempi di intelligenza artificiale: sveglie che suonano prima in caso di traffico, scarpe che trasmettono tempi e velocità per gareggiare con altri sportivi dall’altra parte del globo, il fenomeno del big data che aumenta l’esigenza di potenza di calcolo, l’analisi dei modelli di traffico; contando infine anche i già molto diffusi tablet, smartphone e device indossabili, come ad esempio gli smartwatch.

Tutti dispositivi che stanno rivoluzionando gli stili di vita ma che, come sottolineato da Avvenia, chiedono energia crescente che va erogata in maniera efficiente.

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