Trovare le imprese in rete per lavorare insieme su progetti innovativi. A facilitare la ricerca ci pensa Aster, la società della Regione Emilia-Romagna per l’innovazione e la ricerca industriale: con il tool interattivo presente sul portale è possibile individuare le aziende, sia su base regionale che comunale, sia per ranking e nome.

Anteprima della ricerca in Friuli Venezia Giulia

L’indagine Aster sui contratti di rete

Sul territorio nazionale Aster rileva 4.224 contratti di rete siglati e 22.443 imprese coinvolte. I settori più coperti sono:

  • servizi: include il 33% delle imprese in rete, circa 7.50;
  • industria/artigianato: tocca il 28%;
  • agricoltura: registra il 18%, con poco meno di un quinto delle aziende;
  • commercio: con il 13% coinvolge una società su 10;
  • turismo: solo il 6%.
Anteprima del tool interattivo

Le Regioni: primo e ultimo posto per Friuli e Molise

Aster ha fotografato la capacità di fare rete tra le imprese nelle singole Regioni. Il territorio del Friuli Venezia Giulia si è mostrato particolarmente fertile: qui sono 112 le imprese aderenti ai contratti di rete ogni 10 mila aziende attive. A seguire i virtuosi Abruzzo, con un rapporto di 65 aderenti ogni 10.000 imprese, e il Lazio, con 53/10.000. All’altro polo della graduatoria si collocano il Piemonte (23/10.000), la Sicilia (16/10.000) e il Molise (12/10.000), ultimo classificato.

In termini assoluti, invece, sono il Lazio, la Lombardia e il Veneto ad avere più imprese in rete con, rispettivamente, 3.430, 3.012 e 2.026 società.

Le Province: primo e ultimo posto per Viterbo e Messina

A livello provinciale, poi, è Viterbo a conquistare la medaglia d’oro, con 127 imprese in rete ogni 10.000, seguita da Gorizia e Pordenone a parimerito, registrando 122 aziende su 10.000 coinvolte. Ultime classificate Isernia (12/10.000), Palermo (11/10.000) e Messina (7/10.000).

Guardando a livello assoluto sono Roma (1789), Milano (1.025), Bari (711) e Salerno (587) le province più ricche di imprese.

Cos’è il contratto di rete

Per definizione, “il contratto di rete è uno strumento innovativo attraverso il quale più imprese collaborano per realizzare progetti condivisi, che non riuscirebbero a sviluppare singolarmente, mantenendo la propria indipendenza, con l’obiettivo di incrementare la capacità innovativa e la competitività“. Con chiari riferimenti alle difficoltà delle piccole e medie imprese, tessuto portante dell’economia italiana, a promuovere processi eco-innovativi.

In estrema sintesi, le aziende, almeno due e operanti sul territorio italiano, devono stilare un programma di rete, ovvero un piano d’azione in cui sono chiariti i target da raggiungere, il tipo di legame che si va a instaurare e i termini dell’investimento. Le imprese, che possono operare in settori diversi, devono poi stilare un contratto, un atto pubblico con il supporto legale di un notaio che verifichi anche l’autenticità delle firme. Il documento con firma elettronica va poi inviato al Registro delle imprese. Maggiori dettagli qui.

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