Il carbone in Europa inquina quasi come i trasporti. Il rapporto Greenpeace in occasione di COP21

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In un clima da COP 21, Greenpeace ha pubblicato oggi il rapporto “Fine di un’era: perché ogni Paese europeo deve pianificare l’uscita dal carbone”. Lo studio commissionato da Greenpeace UK e CAN Europe indica che le emissioni delle centrali a carbone europee dovrebbero diminuire tre volte più velocemente di quanto previsto dall’Unione. Gli esperti dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA), ha valutato difatti una diminuzione dell’8 per cento all’anno fino al 2040 per rispettare il limite dei 2°C.

Gli analisti del think tank Sandbag e del Climate Action Network (CAN) hanno quantificato le emissioni di COrilasciate dalle 280 centrali operative in Europa valutando solo nel 2014 emissioni per 762 milioni di tonnellate di CO2. Il valore è  pari a quasi un quinto (18%) delle emissioni europee di gas serra, quasi equiparabile al totale delle emissioni dei trasporti su strada dell’intera Europa (21%). In Italia il carbone contribuisce per circa il 12% alla produzione nazionale di energia elettrica.

Dallo studio emerge anche che la maggioranza degli impianti europei, il 66%, sono attivi da 30 anni o più, il che li rende ancora più inefficienti, inquinanti e soggetti a incidenti.

«Dal Canada alla Finlandia fino al Regno Unito, i leader delle economie più avanzate stanno dimostrando che è possibile fissare una data per la fine dell’era del carbone», ha dichiarato Wendel Trio, direttore di CAN Europe. «Abbiamo bisogno che il summit di Parigi produca un accordo forte per accelerare l’uscita dal carbone in tutta l’Europa».

 Vedi il rapporto 

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