Il 2016 sarà l’anno delle utility

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Ne è convinta Zpryme, società di ricerca fondata nel 2005 in Texas e specializzata nei settori dell’energia, dei trasporti e dei servizi mobili. L’ente ha infatti sottolineato l’affermarsi di un modello di utility – anzi “razza” come lo definisce – che quest’anno metterà in campo nuovi servizi in risposta alle richieste dei consumatori e forte della maturità tecnologica e dell’abbassamento dei prezzi dei dispositivi conseguiti negli ultimi anni.

Innanzitutto il 2016 sarà l’anno della maturità per i progetti che riguardano la generazione distribuita grazie alla disponibilità delle tecnologie per lo stoccaggio di energia e per la realizzazione di microgrid. Sia i cittadini che le utility alimenteranno la realizzazione di modelli distribuiti e il cambiamento del tessuto elettrico, anche in forza della riduzione dei prezzi delle tecnologie. Nel farlo si troveranno davanti ad un bivio: migliorare il sistema esistente o crearne uno nuovo?

Se nel 2015 le utility hanno guardato con interesse al cloud e ai servizi managed, nel nuovo anno dovranno accogliere questi strumenti e allargare il proprio core business. E dovranno farlo partendo dalla corretta gestione dei dati raccolti attraverso i contatori di energia elettrica, gas e calore.

Sempre maggiore attenzione, poi, al legame con l’utente. Se nel 2008 si era delineato un rapporto unidirezionale tra cliente e utlity e un ciclo obsoleto di feedback tra industria e utilizzatori, oggi esistono nuovi servizi (nei trasporti Uber e Lyft, per i soggiorni HomeAway e Airbnb) che migliorano il dialogo con il cliente. Passaggio forzato dettato dalla nascente figura de “The Optimizer” (traducibile con L’Ottimizzatore): una persona iper-impegnata e ossessionata dalla massimizzazione dei benefici che, sulla via di casa dopo aver svolto attività fisica, si ferma a ricaricare il proprio veicolo elettrico in una stazione di ricarica pubblica, acquista la cena bio e regola la temperatura di casa prima di varcarne la soglia. Rispetto all’utente di ieri, The Optimizer pensa di più a come si collegano le cose, ha (e usa) miglia collezionate nei viaggi frequenti, è connesso tramite l’Internet of things e sfrutta una miriade di applicazioni e servizi.

Inevitabile citare le start up e il reciproco beneficio per le grandi compagnie: se da un lato le prime sanno muoversi con più agilità nell’ambito dell’innovazione tecnologica, dall’altro le seconde riescono a impartire le giuste chiavi per l’affermazione sul mercato e per il lancio dei prodotti su larga scala.

Tutti elementi che, riuniti nella più ampia visione della smart city, sottolineano il ruolo dell’utility quale leader nell’investimento su smart meter, sensoristica, Tlc e sistemi di gestione dei dati e quale miccia del cambiamento della comunità. Un potere che, scavalcando le mura dell’energia, sarà capace di cambiare e reinventare la società.

 

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