I lavoratori d’Europa ottimisti sul proprio futuro. Gli italiani cercano la giusta ricetta

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Cambiamento demografico, aumento della concorrenza internazionale e innovazione tecnologica. Sono questi i fattori che negli ultimi dieci anni hanno promosso il mutamento del mondo del lavoro in Europa creando le basi per il crescente ottimismo dei dipendenti. In Europa, infatti, su 11.000 lavoratori il 77% si dichiara positivo rispetto il proprio futuro occupazionale.

Ad affermarlo i risultati del rapporto “The Workforce View in Europe” prodotto da ADP, azienda nella ricerca di nuove soluzioni per la gestione delle Risorse Umane.

I primi segnali di ripresa dalla crisi economica e, di riflesso, la migliore salute delle aziende rassicurano i dipendenti: il 38% è confortato dalla sicurezza del posto di lavoro, il 27% dalla possibilità di ricevere competenze sempre nuove e un altro 27% dalle crescenti opportunità di carriera.

Questo panorama positivo sembra migliorare, poi, l’accoglienza dei talenti stranieri: il 79% degli intervistati non li considera una minaccia, eccetto svizzeri (36%) e britannici (32%) che vedono il loro ingresso come un problema. Pertanto, le aziende si trovano a fare i conti con la necessità di trattenere i lavoratori più capaci: Spagna (49%), Italia (47%) e Polonia (39%) sono i paesi che si mostrano più preoccupati.

Inoltre, i lavoratori sono più motivati a spostarsi e a cambiare occupazione: oltre il 34% del campione prevede un cambio di rotta entro il triennio, in particolare il 16% degli svizzeri pensano di farlo entro l’anno. Occorre comunque ricordare come la ricetta per la vivere bene sul posto di lavoro sia molto soggettiva: il 29% punta al giusto bilancio tra vita e lavoro, il 26% alla flessibilità del proprio impiego e il 24% ai benefici finanziari a lungo termine.

Ricetta che i dipendenti italiani sembrano trovare con più difficoltà: nel Paese solo il 68% del campione si mostra ottimista, il 44% soffre frequentemente di stress sul posto di lavoro e il 23% vede come una minaccia il lavoratore straniero. Rispetto la media europea, in Italia la percentuale si alza per quanto riguarda il conflitto intergenerazionale (77% contro il 67%) e si abbassa per il coinvolgimento in azienda (46% contro 56%).

Il contributo e l’aiuto da parte del comparto tecnologico potrà migliorare la situazione dei lavoratori italiani: è il 39% dei dipendenti – percentuale più alta d’Europa – a chiedere un sistema di organizzazione del lavoro totalmente flessibile.

 

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