GPP, il ruolo della PA nella transizione verso la green economy

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Da una parte il nuovo codice degli appalti che impone l’obbligo degli acquisti verdi alle PA, dall’altra una legge sullo spreco alimentare. Questi sono solo due esempi del percorso intrapreso dal nostro Paese verso paradigmi economici sempre più attenti alle tutela ambientale e a filiere produttive circolari. Un modello operativo improntato a concetti come efficienza energetica, gestione intelligente delle risorse, riduzione delle emissioni. In questo contesto un ruolo di primo piano è rivestito dai cittadini, dalle imprese e dalle amministrazioni pubbliche, come ci ha spiegato Valentina Piersanti, responsabile ricerche del Forum PA, che ha approfondito con noi queste tematiche sottolineando come le potenzialità del Green Public Procurement siano state ben introiettate dalla nostra PA in un contesto in cui la pubblica amministrazione riveste un ruolo chiave di catalizzatore nella diffusione di questo tipo di strumento. 

Pubblica Amministrazione ed Economia Circolare 

Qual è il ruolo della Pubblica Amministrazione nel passaggio all’Economia Circolare?

La Pubblica amministrazione riveste un ruolo chiave in questo percorso. Innanzitutto vanno distinte tre funzioni legate alla PA. Per prima cosa, con una spesa pubblica che rappresenta il 17% del PIL, va sottolineato che la PA costituisce un motore economico enorme per l’economia verde, ovviamente stiamo parlando di un potere di acquisto che sposta tantissimo l’intero mercato per un certo tipo di beni e servizi. Un secondo aspetto è quello legato alla funzione della PA, al fatto che la Pubblica Amministrazione fa le regole. Quindi la scelta di inserire il Green Public Procurement come elemento obbligatorio per tutte le Pubbliche Amministrazioni nel Nuovo Codice degli Appalti dà una svolta fortissima nella promozione di forme di economia green. Noi siamo i primi in Europa a fare questa scelta, quindi siamo due volte i primi della classe. Infine un altro elemento molto importante è quello dell’educazione al cambiamento. 

Perché avete scelto di realizzare l’indagine “Pratiche di consumo sostenibile a lavoro” (il questionario è disponibile online fino al 31 marzo, i risultati dell’indagine saranno presentati durante la Manifestazione annuale  Forum PA 2017 che si svolgerà nel nuovo spazio congressuale “La Nuvola” dell’Eur a Roma dal 23 al 25 maggio)?

Perché  è un tema estremamente importante, legato al piano nazionale degli acquisti verdi per la PA, alla funzione di formazione, di sensibilizzazione che svolge la Pubblica Amministrazione. Per noi è un’occasione di verifica per capire se delle buone pratiche a livello organizzativo hanno un’influenza sul comportamento dei singoli. Pensiamo solo al fatto che un dipendente su 14 è un dipendente pubblico, un dato che fa riflettere sulle potenzialità legate a questo settore. L’indagine sta avendo un certo successo e, se raggiungiamo dei numeri significativi, è interessante effettuare un confronto tra dipendente pubblico e privato valutando se c’è una variazione nella sensibilità su questi temi. (Clicca qui per rispondere al questionario) 

 Qual è l’importanza di uno strumento come Green Public Procurement in questo percorso green? Le sue potenzialità sono state recepite?

 Il GPP come strumento è stato recepito a livello nazionale, su questo il dato interessante è che noi siamo i primi ad avere un’obbligatorietà rivolta a tutti i livelli amministrativi, non solo a livello centrale, ma anche enti locali, regioni e Comuni. Nell’indagine Istat sull’eco-management dei Comuni e capoluoghi – pubblicata lo scorso novembre che fa riferimento ai dati del 2015 – si rileva una crescita nell’utilizzo dei criteri ambientali all’interno dei bandi.  Un altro elemento interessante a livello di recepimento è che anche le Regioni hanno negli anni recepito e declinato le direttive europee su un piano regionale. In particolare cinque regioni su 20 – Sardegna, Veneto, Emilia Romagna, Puglia e Lazio – hanno già un piano regionale,  mentre nelle altre ci sono delle leggi di settore, comunque tutte si stanno muovendo.

Investimenti in tecnologie green

Qual è  il quadro relativo agli investimenti delle imprese dell’industria e dei servizi in tecnologie green? Quali benefici ottengono le aziende sul piano economico in termini di fatturato?

In merito a questi aspetti sono molto interessanti i dati che annualmente Symbola e Unioncamere danno con GreenItaly, il loro rapporto sulla impresa green. Nell’ultima edizione del report emerge, ad esempio, come un’azienda su quattro abbia fatto investimenti in prodotti e tecnologie green. Naturalmente  ci sono più pesi e più misure: al primo posto abbiamo le Public Utility (44, 6%), tutte realtà che hanno che fare con le PA. Ciò dimostra che la leva pubblica ha un peso rilevante. Al secondo posto abbiamo, invece, le industrie del manifatturiero (33%), quindi stiamo parlando dei settori in cui abbiamo le aziende più grandi in termini di fatturato e numero degli addetti, perché ovviamente la possibilità delle aziende di investire varia all’aumentare delle dimensioni aziendali. Detto questo come tutti gli investimenti anche in questo caso  c’è un condizionamento  legato alla possibilità di avere delle economie di scala importanti, perché chi fa investimenti di questo tipo lo fa in primo luogo per ridurre i propri consumi, il consumo di energia in particolare. L’altra ragione è quella di sviluppare prodotti e servizi green: qui di nuovo si sottolinea l’importanza della leva pubblica dal lato domanda. Quindi e’ chiaro che se io obbligo l’amministrazione ad inserire dei criteri ambientali, quindi preferire dei prodotti a basso impatto, le aziende seguono questo trend adeguandosi: cambiano sia il modo di produrre sia il prodotto in qualche modo.

Tornando alla classifica, al terzo posto abbiamo il settore servizi (25%) a seguire le costruzioni 24,5%. Se consideriamo invece la tipologia di tecnologie su cui si concentrano gli investimenti vediamo che l’elemento chiave è la riduzione dei consumi energetici, il trend è quello di spostarsi verso modalità di produzione a basso consumo energetico.  

Concretamente come sono state introiettato modalità operative green, gli acquisti verdi in particolare? Può citare qualche esempio?

A livello regionale sicuramente Emilia Romagna e Sardegna sono le pioniere sulla politica degli acquisti verdi. Prima di tutto per i piani regionali che hanno realizzato poi per ie attività legate al supporto nella procedura per gli appalti. E’ importante per i piccoli uffici acquisti avere una consulenza nell’impostazione delle pratiche e queste due regioni hanno svolto questa funzione di accompagnamento. La Sardegna, solo per fare un esempio, ha degli eco-sportelli dove si offre supporto nella gestione dei bandi, nello schema degli appalti.