Export rifiuti: triplice danno per l’economia italiana

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Superare l’esportazione dei rifiuti o, quantomeno, ridurre il più possibile le quantità di materiale che vengono spediti al di fuori dei nostri confini nazionali per essere trattati negli impianti di altri Paesi. Sì perché nella bilancia commerciale, questa voce rappresenta una spesa di non poco peso. Secondo l’ultimo Rapporto Ispra emerge che nel 2013 quasi 400.000 tonnellate di rifiuti urbani o derivati dagli urbani sono stati avviati a trattamento all’estero. Considerando anche i rifiuti speciali, avremmo numeri ben maggiori . È una massa ingente di rifiuti quella che nel 2013 è partita dall’Italia per essere trattata – in prevalenza è stata avviata a recupero d’energia – negli impianti di diversi Paesi europei, in primo luogo Germania, Austria, Paesi Bassi, Slovacchia, Ungheria e Bulgaria.

“Si tratta, forse, dell’unica forma d’esportazione – sottolinea Federambiente – che, anziché portare ricchezza all’economia italiana, pesa negativamente, come costo, sulla bilancia dei pagamenti. L’esportazione di rifiuti, fenomeno da alcuni anni in costante e continua crescita che rischia d’indebolire il sistema delle imprese industriali italiane che con fatica hanno cercato di  sviluppare impianti e servizi, rappresenta un triplo danno per l’economia nazionale e i conti pubblici. Oltre a essere un costo vivo – conclude l’associazione – comporta un mancato gettito in termini di Iva e di imposte sugli utili d’impresa e un costo ulteriore nel momento in cui invece di diminuire la nostra dipendenza dall’estero attraverso la valorizzazione energetica di quei rifiuti continuiamo ad essere Paese importatore di energia elettrica”.

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa è solo una delle varie criticità che rallentano lo sviluppo del settore dei rifiuti in Italia, come spiega Gianluca Cencia, direttore di Federambiente, nell’ultimo numero di e7.

 

 

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