Efficienza: potenziale inespresso ancora enorme

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e7280x165 20140611ante le problematiche da risolvere per un settore che potrebbe aiutare un’industria in forte crisi e creare nuovi posti di lavoro. Il nuovo numero di e7

Il potenziale inespresso del settore efficienza energetica in Italia è enorme e, se esplicitato, potrebbe rappresentare un’opportunità di crescita economica per l’industria (e non solo) del Paese, ancora aggravata dagli effetti della crisi economica.

Mentre proseguono i lavori sul D.Lgs efficienza e le consultazioni sul Paee 2014 predisposto dall’Enea, si torna a discutere sugli ostacoli che ancora gravano il settore. L’occasione è stata la presentazione dell’indagine di Ref-E sull’installazione di tecnologie per la climatizzazione residenziale tenuta la scorsa settimana al Gse e aperta dall’intervento di Costantino Lato (direttore studi, statistiche e servizi specialistici del Gestore), che ha tracciato le linee guida per il dibattito che è seguito. Se ne parla sull’articolo di apertura del nuovo numero di e7.

Normativa, incentivi, quadro regolatorio incerto: ancora una volta gli operatori tornano a chiedere maggiore stabilità e supporto (economico ma non solo) per un comparto che può dare tanto sia per il raggiungimento degli obiettivi comunitari della Energy Road Map che per rilanciare un comparto importante dell’industria nazionale.

A dimostrazione di questo potenziale ci sono i numeri di Confindustria che, nell’ambito dello Smart Energy Project, ha analizzato l’impatto economico per il periodo 2014-2020 e ipotizzato un incremento della produzione industriale di 65 miliardi di euro e di oltre 500.000 unità lavorative a cui si aggiungono i benefici sul bilancio dello Stato per un rapporto di 1 a 4 (per ogni euro investito se ne generano 4 in termini di beneficio collettivo).

Una partita che vale la pena giocare e vincere. Ma quali sono le azioni da mettere in campo?

Confindustria ne propone quattro: superare l’approccio congiunturale con cui vengono affrontate queste tematiche, creare accordi di filiera integrati per aumentare la penetrazione sul mercato, lavorare sulla standardizzazione dei progetti e delle tecnologie e, infine, chiedere alle istituzioni europee una deroga ai Patti di Stabilità per gli investimenti fatti per promuovere azioni nel campo della sostenibilità.

Non aiuta, ha spiegato Ilaria Bertini, responsabile aggiunto Utee dell’Enea, il fatto che lo stato dell’arte di questo settore non sia completo: la collaborazione in questa direzione – sia nella raccolta dati che nella loro estrapolazione e analisi – è fondamentale per poter svolgere quell’attività di “consulenza” per l’elaborazione delle strategie nazionali.

“Nello schema di decreto (sull’efficienza) attualmente in discussione in Parlamento, vengono affidati all’Enea una serie di compiti nell’ambito della raccolta dei dati di consumo energetico, anche di combustibili, della PA. A questo si aggiunge l’obbligo per le Regioni di comunicarci i loro dati di consumo disaggregati e l’attività di certificazione degli audit energetici delle grandi industrie energivore (obbligo introdotto dalla recente normativa) nel caso in cui questi vengano redatti da soggetti esterni. Tutto ciò forse ci aiuterà a superare un grosso difetto che abbiamo in Italia: non registrare quello che facciamo”.

Dal punto di vista del mercato, prosegue il funzionario dell’Enea, c’è un’altra lacuna da riempire: “Negli ultimi anni l’Italia  ha fatto grandi passi avanti sia nella normativa, che si sta allineando con le direttive europee, che dal punto di vista tecnologico/industriale, in cui il Paese vanta delle punte di eccellenza e una qualità molto elevata. L’aspetto su cui dobbiamo concentrarci ora – conclude – è da un lato la sensibilizzazione dell’utente/cittadino e, dall’altro, la formazione delle categorie professionali. Dobbiamo lavorare per rafforzare e ‘ricucire’ il rapporto tra questi due soggetti: consumatore consapevole e professionista responsabile”.

Le aziende, dal canto loro, potrebbero essere disposte ad assumersi i costi della formazione degli operatori ma a fronte di una comunicazione “istituzionale” che massimizzi gli strumenti messi in atto per supportare il settore.

L’inconsapevolezza o la disinformazione dei consumatori rischiano, secondo Flavio Borgna (Ariston Thermo), di vanificare gli strumenti incentivanti messi in campo: così, se da un lato le detrazioni fiscali hanno dimostrato di essere una misura valida e ben sfruttata dai cittadini, il conto termico, dall’altra, soffre di un’eccessiva complessità che ne ostacola la fruizione diffusa.

Superare l’inerzia sociale, secondo Fernando Pettorossi (CoAer), non sarà facile: in passato sono serviti degli shock per poter influenzare la consapevolezza dei cittadini. Un ruolo importante in questo senso sarà giocato dalle Esco che sono i soggetti più adatti ad affrontare alcune problematiche in ragione della loro maggiore disponibilità di informazioni e “sensibilità”.

Diversa la visione di Enel Energia: “Negli ultimi anni stiamo assistendo a un cambiamento dei trend di consumo – spiega Fabio Tentori – che deriva dalla trasformazione dell’utente in cliente sempre più dinamico”.

Si apre così il nuovo mercato dei servizi per l’efficienza energetica finalizzati non solo ai consumi, prosegue Tentori, ma anche al miglioramento della qualità della vita.

La nascita di servizi “all inclusive” e l’avanzata del nuovo profilo del “prosumer” hanno avuto come effetto la “disaggregazione” della catena del valore, ha spiegato Giulio Ciccoletti di Assoelettrica: dove prima c’era un soggetto per ogni step della filiera, ora si trova una “nube di servizi”.

Il problema è che l’evoluzione del mercato deve fare i conti con una politica energetica datata anni ’70. Il riferimento è al principio di progressività della tariffa che, come ribadito da Pettorossi, “aveva senso all’epoca dello shock petrolifero del ‘73” ma che oggi non è più attuale.

Occhi puntati, quindi, sulla sperimentazione della tariffa D1, le cui modalità attuative sono state approvate e rese note nelle scorse settimane dall’Autorità per l’Energia.

Leggi l’ultimo numero di e7 Efficienza: è tempo di sfruttare il potenziale inespresso

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