Efficienza, due Ministeri a braccetto

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Mse e Minambiente: da Verona un impegno forte contro la crisi. Sinergia industria-istituzioni. Il nuovo numero di e7

Per fare efficienza servono “più cultura e consapevolezza, ma soprattutto regole chiare”. Così Ettore Riello, padrone di casa di Veronafiere, ha dato il via al “Verona Efficiency summit”, che si è svolto lo scorso 8-10 ottobre e del quale viene offerto un ampio resoconto sul nuovo numero di e7, il settimanale di QE. La fiera, caratterizzata anche quest’anno da un’estesa area espositiva e un fitto programma di convegni, ha visto incontrarsi sotto lo stesso tetto l’intera filiera, dagli energy manager agli industriali, alla ricerca e alla politica. L’inizio, come detto, con il Verona Efficiency Summit, incontro internazionale che ha visto alternarsi sul palco: le Nazioni unite per lo Sviluppo industriale con il direttore generale Li Yong; l’Aie con il direttore esecutivo Maria Van der Hoeven; la DG energia della Commissione europea con il vice direttore dell’unità per l’efficienza energetica Claudia Canevari; l’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo con Francesco Amoruso.

Tutti insieme per tracciare le linee di questa efficienza di cui molto si parla e poco si sa, come ha sottolineato Federico Testa, neo commissario Enea, in veste di direttore scientifico e mattatore del Summit, perché “sconfiggere l’efficiency gap” è complicato. L’industria internazionale, con la presentazione di Li Yong, esprime una chiara presa di posizione: “Non dobbiamo effettuare una selezione tra crescita economica e clima, perché devono crescere insieme”. Per far ciò è necessario parlare di più di efficienza, ma soprattutto, sottolinea Li Yong, è strategica e fa la differenza una concreta sinergia tra Stato e obiettivi di efficienza industriali. Non è un caso, difatti, secondo l’Unido, che a oggi i paesi con maggiore sinergia di obiettivi verso l’efficienza siano gli stessi che hanno avuto una crescita più significativa.

A supporto di ciò i dati dell’Energy Efficiency market report dell’Aie, comunicati in anteprima dalla Van der Hoeven nel corso del Summit e diffusi ampiamente in questi giorni anche sui nostri mezzi, che identificano in 310 miliardi di dollari l’anno il mercato globale dell’efficienza energetica. Numeri importanti a cui l’Unione europea non vuole far mancare i supporti necessari e le verifiche, come evidenziato da Claudia Canevari, e soprattutto numeri che i player industriali e dell’area mediterranea sono pronti a cogliere come esprime la presenza dell’Assemblea parlamentare del Mediterraneo e come sottolinea lo stesso senatore Francesco Amoruso.

Non manca all’appuntamento sull’efficienza energetica a Verona la politica nazionale. Il vice ministro allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti partecipa, collegato via webcam, mentre il ministro per l’Ambiente Gian Luca Galletti presenzia alla seconda giornata.

Un intervento deciso e sintetico, quello di Galletti, un quarto d’ora di fuoco per un ministero che mai fino a oggi si era lanciato in considerazioni così innovative sulle proprie linee strategiche. Partendo dagli obiettivi ambientali al 2030 rispetto ai quali il ministro evidenzia: “Con la direzione italiana del semestre europeo vogliamo arrivare agli appuntamenti di Lima e Parigi con un accordo molto forte che sia di esempio agli altri Paesi, questo accordo ci impegna su tre pilastri: riduzione della CO2, efficienza energetica e rinnovabili”. Sottolineando come ci troviamo di fronte ad un bivio dove possiamo dilungarci in attese, rimandi e cambi di strategie oppure possiamo decidere di trasformare un problema in una grande opportunità economica per l’Italia. “Ci sono le condizioni per farlo” rassicura Galletti.

La chiave di volta è nella necessità di rispondere con regole chiare e scelte definite a quanto necessita per raggiungere gli obiettivi. “Io vi devo dire quali saranno i filoni sui quali il Governo intende puntare” prosegue il ministro, rimarcando come la strategia industriale non sia fatta solo di incentivi, perché “se non c’è un piano di Governo l’incentivo non serve a nulla”.

Una volta stabilito lo scenario lo stesso Galletti evidenzia come “gli imprenditori italiani siano i più bravi a vendere, ma hanno bisogno di chiarezza, poca burocrazia e forse meno tasse aggiungo io” tra l’ovazione generale.

In tutto questo la ricerca e la formazione assumono un ruolo fondamentale, “questo è il compito dello Stato: investire in questi settori affinché si impegnino al raggiungimento (per l’industria, n.d.r.) di questo obiettivo”.

Per fare tutto ciò, il Paese ha bisogno di un salto culturale, ma soprattutto c’è bisogno di una ricerca che aiuti a valutare le decisioni ambientali strategiche che non devono più essere prese “facendo riferimento all’emotività del momento, ma su basi scientifiche!”.

Ultimo elemento del fitto discorso di Galletti è il cambio di paradigma, anche sull’aspetto fiscalità. Per cui si deve trasformare l’approccio del “chi inquina paga”, con un “chi inquina molto va in galera, altrimenti paga una sanzione, se non inquina avrà degli sgravi fiscali”.

“Voglio aiutare con il fisco chiunque mi aiuti a raggiungere gli obiettivi. Dobbiamo lavorare con l’Europa per cambiare questo paradigma”.

In collegamento via webcam, De Vincenti ricorda come all’incontro europeo dei ministri energia, l’efficienza sia stata l’elemento centrale di ogni prossima strategia. In quest’ottica la stessa “economia verde” non ha più un carattere settoriale, ma pervade tutti i processi produttivi.

Insomma dopo anni anche di confronti accesi, i due Ministeri puntano assieme a far uscire il Paese dalla crisi.

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