Dissesto idrogeologico, la prevenzione è possibile

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Mappatura dei fulmini, monitoraggio dei movimenti franosi (azioni preventive) e azioni progettuali di verifica del rating del rischio. Queste le azioni preventive e progettuali per prevedere con qualche ora di anticipo, sufficienti a mettere in atto le procedure emergenza già pianificate, o limitare le azioni di dissesto idrogeologico.

Questo secondo quanto emerso oggi nel corso del workshop “Dissesto Idrogeologico: le migliori pratiche di prevenzione”, tenutosi presso l’Associazione Civita a Roma organizzato da CESI con la partecipazione della Struttura di Missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’evento ha portato all’attenzione l’entità dei danni in Italia (61,5 miliardi di euro negli ultimi 70 anni) e in Europa (circa 23 miliardi di euro nel 2014), sottolineando come sia improcrastinabile una revisione, a 25 anni dall’approvazione, della Legge Quadro sulla difesa del suolo.

La prevenzione l’unica via da seguire anche secondo i ricercatori dell’Institute for Environmental Studies di Amsterdam a seguito del rapporto Nature Climate Change con proiezione dei rischi alluvione europea fin al 2050.

Gli strumenti di prevenzione citati il rilevamento dei Fulmini come il SIRF-Sistema Italiano Rilevamento Fulmini e l’ANP-Analytic Network Process sono a cura dello stesso CESI, il cui ad Matteo Codazzi sottolinea comeÈ responsabilità di tutti utilizzare queste soluzioni innovative per preservare il nostro prezioso territorio. La giornata di oggi, che abbiamo fortemente voluto fosse incentrata su un costruttivo dialogo tra istituzioni e aziende, ha l’obiettivo di mettere a fattor comune esperienza e best practices e rappresenta un primo contributo di CESI, che mette a disposizione le proprie soluzioni innovative e il proprio knowledge decennale nel settore”.

Gli fa eco Erasmo D’Angelis, responsabile #italiasicura di Palazzo ChigiNon esistono bacchette magiche, ma tanto lavoro e migliaia di piccoli e medi cantieri. In otto mesi ne abbiamo aperti o riaperti 783 investendo 1.072 milioni dei 2,3 miliardi recuperati e non spesi negli ultimi 15 anni. E il 20 febbraio il Cipe ha stanziato i primi 700 milioni per il piano di investimenti da 1,2 miliardi per le 14 città metropolitane. Abbiamo finalmente un piano nazionale che prevede 7.152 opere in tutte le Regioni, il 90% da progettare, e abbiamo definito una spesa mai finanziata in Italia per 9 miliardi complessivi. Questa è la più grande opera pubblica di cui ha bisogno il Paese che in questo momento mostra uno stato di dissesto idrogeologico inaccettabile per un’Italia moderna, forte, avanzata, che guarda all’oggi e al futuro”

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