Direttiva 27/2012: i nodi dell’efficienza

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Come e con quali soldi si intendono riqualificare energeticamente almeno il 3% del patrimonio edilizio della pubblica amministrazione centrale, stando a quanto impone la Direttiva 27/2012? Come applicare l’ulteriore Direttiva 31/2010 che prevede che tutti i nuovi edifici, dal 2020 (dal 2018 se di proprietà pubblica), siano a emissioni quasi zero?

Queste le domande poste da Livio de Santoli, presidente Aicarr, che in una nota spiega: “Il recepimento della direttiva 27/2012 sull’efficienza energetica rischia di essere come la storia della montagna che ha partorito il topolino. In questo caso la montagna è il grande tema dell’efficienza energetica. Il topolino, invece, sono gli 800 milioni di euro per sette anni con i quali si vuole mettere mano a una serie di interventi che hanno una portata di dimensione indescrivibile per il nostro Paese, tra cui edifici pubblici, edifici industriali e il settore domestico“.

Prosegue il dibattito su un tema chiave per il nostro Paese, così come dell’Ue in generale, in una fase importante di andamento ancora incerto, dovuto agli spazi di manovra in fase di recepimento che la stessa direttiva offre.

“Si assegna all’efficienza energetica – prosegue de Santoli – un ruolo marginale, in totale controtendenza con il resto dell’Europa: un impegno di 800 milioni in sette anni, oltretutto cannibalizzati da altri fondi esistenti per l’efficienza energetica, proprio mentre in Gran Bretagna nasce una banca di investimenti verdi, a capitale pubblico, controllata dal ministero delle Attività produttive del Regno Unito, con una dotazione iniziale di 3 miliardi di sterline. Aicarr ha avanzato in sede di Commissioni parlamentari le sue osservazioni e modifiche alla proposta di recepimento della Direttiva 2012/27/UE“.
 

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