Deflazione? Non tutto si risolve col calo del petrolio

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Il calo dei prezzi rilevato a gennaio dall’Istat, -0,4% congiunturale e -0,6% su base annua, ha assunto dimensioni più ampie rispetto alle stime dell’Indicatore dei Consumi di Confcommercio (-0,4 su base annua), ponendo le premesse per una uscita dalla deflazione più difficile del previsto”.

È questa la prima analisi fatta dall’Ufficio Studi di Confcommercio a commento dei dati preliminari sull’inflazione a gennaio diffusi dall’Istat. Sotto la lente ci sono in primis i consumi: “Al di là del calo degli energetici e dei trasporti – si legge in un comunicato – è la tendenza alla deflazione della componente di fondo dei prezzi a destare le maggiori preoccupazioni. L’assenza di segnali concreti di ripresa dei consumi continua, infatti, a determinare una tendenza alla riduzione dei prezzi per molti beni e servizi”.

L’Ufficio Studi richiama dunque l’attenzione sugli impulsi macroeconomici esterni che sono oggi potenzialmente molto favorevoli, ad esempio a partire dagli effetti del crollo oil. “Tuttavia, occorre valorizzarli attraverso azioni precise sul piano interno. È necessario e urgente ridurre gli sprechi nella pubblica amministrazione e intraprendere un sostenibile e generalizzato processo di riduzione della pressione fiscale”.

Solo così – conclude la nota – “la crescita potrebbe sbocciare anche in Italia, innescata dall’esterno ma valorizzata all’interno. Lo spettro di nuove rilevanti imposte, con l’attivazione delle clausole di salvaguardia contenute nell’ultima legge di stabilità, non aiuta certo lo sviluppo dei consumi e degli investimenti”.

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