Dalla rete alla città intelligente

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e7280x165 20140409I commenti sul tema del comitato scientifico del III Smart Grid International Forum, che si tiene a Roma il 14 aprile

Integrare le diverse tecnologie. Solo così ci sarà l’evoluzione dalla rete all’edificio intelligente. A questo richiamo dell’Unione Europea, come emerge dalle ultime direttive offerte dalla Road Map integrata delle tecnologie, l’industria e gli Stati sono chiamati a rispondere con l’acquisizione di un nuovo punto di vista. “D’altronde le tecnologie ci sono ma il circolo virtuoso non parte” evidenzia Marcello Capra delegato SET – Plan europeo del Mse.”La comunità europea si è resa conto che si è perso di vista il quadro di insieme. Le smart city sono uno dei tre pilastri del work programme, e possiamo certamente dire che tra le tecnologie sotto i riflettori spiccano le smart grid, la mobilità sostenibile e l’agenda digitale. Sarà proprio l’implementazione delle tecnologie Ict a fare la differenza nell’ambito dei progetti smart city”. In questa visione integrata, un ruolo strategico lo giocano i diversi componenti di una città intelligente. Pensiamo agli edifici, che sia per la carenza di efficienza sia per le potenzialità di una possibile connessione in rete rappresentano un elemento significativo per testare l’avanzamento della tecnologia sia sul lato consumer che pubblico.

Tutte tematiche che saranno al centro del III Smart Grid International Forum, che si tiene a Roma il 14 aprile organizzato da GIE (Gruppo Italia Energia). Diversi sono i comparti industriali che stanno analizzando l’impatto del building in un’ottica di visione integrata. Tra questi il comparto bancario si è molto attivato negli ultimi anni nella duplice veste di utente e finanziatore di progetti di efficientamento. “Gli elementi ostativi alla crescita del settore sono diversi” Giorgio Recanati, senior research di ABI Lab, evidenzia come “ad esempio le ESCo, coinvolte in questi interventi di riqualificazione, presentino problemi legati alla sotto capitalizzazione. Stiamo lavorando proprio per individuare regole che aiutino questo target. Inoltre ci stiamo muovendo per capire le attività possibili di riqualificazione energetica per la PA. Dal nostro punto di vista la misura è un elemento di partenza su cui costruire e programmare i consumi”.

Possiamo dire che dal componente ‘cittadino’ al componente di ‘rete’ si stia facendo un passo gli uni verso gli altri per realizzare un sistema integrato efficiente? “Stiamo cercando di ottimizzare la filiera – risponde Capra – e per far ciò le attività sugli edifici sono fondamentali. Il ruolo centrale degli immobili della PA è chiaro, e come è indicato anche dalla Direttiva, l’obiettivo principale è descrivere con quali tecnologie individuiamo il risparmio e poi quali step seguire per raggiungerlo”.

In questo, aiuterebbero una visione di insieme tra le città come pure un loro coordinamento nazionale, evidenzia Mattia Sica, direzione energia Federutility. “Non so se questo dello smart meter è un tema reale o strumentale, ad oggi l’energia elettrica dà tutte le indicazioni utili anche se servite ex-post. Di fatto il problema è che le informazioni non possono essere gestite dal distributore come vuole e c’è bisogno di una regolazione della messa a disposizione di questi dati”. Per Antonio Lumicisi, Fondazione Ambiente Pulito: “Le informazioni ci sono ma forse manca il desiderio di condividerle. Certamente una collaborazione intra e inter comunale è fondamentale”.Manca il coordinamento tra comparto scientifico, analisi e realizzazione delle norme, anche i soggetti del mercato finanziario devono esser in grado di reagire e costruire un’ offerta finanziaria consolidata” sostiene Mauro Brolis responsabile divisione energia di Finlombarda.

L’elemento di partenza, quindi, oltre la misura è la disponibilità dei dati. Significativo in tal senso l’esempio della Regione Lombardia che ha attivato un processo di misura e stima in modalità “open data” sull’impatto energetico degli immobili della Regione. “Con questo studio abbiamo potuto effettuare anche le correlazioni tra le classi energetiche e il mix di tecnologie impiegate” sottolinea Brolis. “Dare questi numeri sul territorio lombardo rappresenta pur sempre un campione nazionale rilevante”, conclude. “Serve una capacità di pianificazione generale e di coordinamento, questo è fuor di dubbio, ma non confondiamo il tema dello smart metering domestico con la poca crescita delle smart grid…” ammonisce Sica.

Insomma, da dove partire per sviluppare una smart city: dai cittadini, dalle istituzioni o dagli aspetti strumentali e di finanziamento? “Forse l’aspetto dimostrativo sul campo è quello che manca ed è il modo in cui possiamo facilmente comunicare e coinvolgere cittadini, istituzioni e stakeholder rispetto alle opportunità di una città intelligente. In questo le micro grid possono svolgere un ruolo strategico ” suggerisce Giorgio Graditi, Head of Photovoltaic Technologies Unit Enea (UTTP-FOTO).  

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